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Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato

Sarà che di questa storia ho letto il libro, sarà che Martin Freeman mi piace, sarà per l’accuratezza generale del film, ma a caldo, il primo episodio de Lo Hobbit credo mi sia piaciuto più de Il Signore degli Anelli.
Un gruppo di nani vuole riprendersi Erebor, antica città scavata in una montagna che da molto tempo è occupata dal ferocissimo e potentissimo drago Smaug. Gandalf il Grigio, lo stregone, è propenso ad aiutare i nani nella loro impresa arruolando anche Bilbo Baggins, un hobbit della Contea, creatura non particolarmente audace e avventuriera. In seguito ad una iniziale indecisione, Bilbo decide di partire coi nani per aiutarli a riconquistare la loro città.
Con questo primo episodio di una nuova trilogia, che dovrebbe vedere la sua fine nel 2014, Peter Jackson ci riporta nel mondo di John R.R. Tolkien. Dopo quel colosso del cinema che è stato Il Signore degli Anelli, questa volta tocca allo zio di Frodo. La trama, cronologicamente, si colloca sessant’anni prima quella dell’altra trilogia – il protagonista infatti è ancora giovane (ha più di cinquant’anni, ma gli hobbit ne dimostrano sempre meno) – ma ne condivide alcuni personaggi e ne preannuncia alcuni eventi.
Inizialmente la regia doveva essere di Guillermo del Toro che, in seguito ad una serie di problematiche, ha abbandonato il progetto che è tornato nelle mani di Jackson. Del Toro è tuttavia rimasto un collaboratore alla realizzazione del film. Seppur Del Toro avrebbe dato un tono sicuramente molto particolare all’opera, nessuno era più adatto di Jackson per dirigere questo film.
Discussissima la suddivisione in tre capitoli cinematografici per un romanzo relativamente breve: sembra che con questo lavoro regista, sceneggiatori e produttori si siano voluti un po’ redimere dai grossi tagli fatti nella trilogia precedente per sviluppare questa in modo molto più dettagliato e fedele. Le differenze col libro di Tolkien sono pressoché minime, tranne l’inserimento di una sotto-trama intrecciata alla principale la cui esigenza è dettata forse da una continuità più forte con Il Signore degli Anelli. Questa continuità tuttavia è resa già discretamente dalla scena in cui Bilbo trova l’Anello ed interagisce con Gollum (la creatura che più di tutte suscita in chi scrive una grossa compassione).
I personaggi sono ben caratterizzati e anche alcuni di quelli minori, con pochissime battute, riescono a farsi inquadrare. A Bilbo è stato dato un carattere più ardito e determinato rispetto all’originale, a detta dello stesso regista, questo è dovuto al fatto di voler rendere il personaggio un po’ più “cinematografico”. Tuttavia Martin Freeman è così bravo e naturale nella recitazione che emana un’aura decisamente pacata. Tra gli altri attori è obbligatorio nominare Ian McKellen (Gandalf) e Richard Armitage (Thorin Scudodiquercia).
Inoltre meritano un riconoscimento speciale le scenografie e le location, curate nel dettaglio e oltremodo suggestive.
Personalmente leggendo il libro mi sono fatto un’idea dell’atmosfera generale della storia un po’ più povera, più umile, molto meno epica di quello che Jackson ci mostra; lo stesso messaggio principale del film è un elogio alla semplicità e alle piccole cose.
Anche se si poteva rendere tutto un po’ più fluido riducendo la durata di alcune interminabili scene d’azione, Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato è un film ben fatto, mai noioso e capace di rapire lo spettatore e portarlo nel mondo di Tolkien.

VOTO: 8/10

Il Buono

Scheda Tecnica
Titolo:
Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato
Titolo Originale:
The Hobbit – An Unexpected Journey
Regia:
Peter Jackson
Soggetto:
J. R. R. Tolkien (romanzo)
Sceneggiatura:
Peter Jackson, Fran Walsh, Guillermo del Toro, Philippa Boyens
Anno:
2012
Genere:
Fantasy, avventura
Interpreti Principali:
Martin Freeman, Ian McKellen, Richard Armitage, Ken Stott, Graham McTravish, Hugo Weaving, Cate Blanchett
Durata:
169 min
Nazionalità:
USA, Nuova Zelanda
Colore:
Colore

Questo Pazzo, Pazzo, Pazzo, Pazzo Mondo

Un gruppo eterogeneo di persone assiste ad un incidente stradale e accorre per prestare il primo soccorso all'automobilista che sfrecciando a velocità folle è uscito di strada. La vittima si rivela essere "Smiler" Grogan un criminale evaso di prigione, che prima di spirare decide di rivelare alle persone presenti il luogo dov'è nascosto il suo bottino. Inizialmente diffidenti, ma poi sempre più esaltati, i vari personaggi partono in una folle corsa verso il denaro, ostacolandosi a vicenda per poter arrivare per primi. Uscito originariamente nel 1963, Questo pazzo, pazzo, pazzo, pazzo mondo è una delle commedie più mastodontiche che abbia mai visto: quasi tre ore di durata, decine di personaggi protagonisti (tra cui Spencer Tracy e Peter Falk), una cinquantina di cammei illustri di celebri attori che hanno fatto la storia della commedia americana (citando i più famosi: Jerry Lewis, i Tre Marmittoni, Buster Keaton, Jack Benny) e ad occhio e croce un budget piuttosto alto per l'epoca. Nato da un'idea dello sceneggiatore William Rose, questo film rappresenta un enorme omaggio alle commedie del cinema muto, basate su comicità slapstick e scene folli. Abbiamo in pratica tre ore di assurdi inseguimenti, distruzioni esagerate, incidenti catastrofici e personaggi sopra le righe, tanto che sembra di vedere un cartone animato interpretato da attori in carne ed ossa. La storia ci mette poco ad ingranare, e dopo un'introduzione che getta le basi, si parte subito ad un ritmo forsennato, dando il giusto spazio a tutti i protagonisti e calando solo un po' dopo la metà, per poi riaccelerare in vista del pirotecnico finale. Le gag non sono tutte originalissime, ma dato che ce ne sono in quantità industriale non si sente troppo l'effetto del già visto (che comunque permea tutto il film, data la volontà di ricordare un certo tipo di cinema), e si riesce a divertirsi senza troppi problemi. Questo pazzo, pazzo, pazzo, pazzo mondo è quindi un film adatto a chi apprezza la comicità vecchio stile e non pretende troppo da una pellicola fatta per intrattenere e citare il passato, offrendo parecchie risate facili e senza pensieri.
VOTO: 7/10

Il Cattivo.
Scheda tecnica
Titolo:
Questo pazzo, pazzo, pazzo, pazzo mondo
Titolo originale:
It's a mad, mad, mad, mad world
Regia:
Stanley Kramer
Sceneggiatura:
William Rose, Tania Rose
Anno:
1963
Genere:
Commedia, avventura
Interpreti Principali:
Spencer Tracy, Milton Berle, Sid Caesar, Buddy Hackett, Dorothy Provine, Ethel Merman
Durata:
192 min (originale), 174 min (restaurata), 154 min (rimontata)
Nazionalità:
USA
Colore:
Colore

TMNT

Tutti i nemici delle tartarughe sono stati finalmente sconfitti e i quattro mutanti stanno vivendo un periodo di tranquillità: Leonardo si sta allenando in Sud America, Michelangelo e Donatello hanno trovato lavoro e Raffaello pattuglia segretamente le strade di New York mascherandosi da giustiziere. Quando però il miliardario Maximilian Winters decide di radunare quattro misteriose statue di pietra e assolda il Clan del Piede per catturare tredici mostri che scorrazzano per la città, le tartarughe devono tornare in azione e risolvere i problemi familiari che le dividono per poter combattere nuovamente unite. Dopo ben quattordici anni da Tartarughe Ninja III esce TMNT, primo film della serie realizzato completamente in computer grafica. La scelta di creare un film girato tutto a computer si è rivelata una decisione azzeccata, grazie alle molte possibilità offerte al giorno d'oggi dalle tecnologie grafiche: i costumi gommosi dei primi tre episodi hanno sempre penalizzato l'espressività e le varietà di movimenti dei protagonisti, che ora invece riescono ad esprimersi al massimo delle loro possibilità. Le scene d'azione e i combattimenti non sono mai stati così dinamici, avvincenti e ben coreografati, e i volti e i movimenti dei personaggi risultano molto espressivi nonostante la scelta di usare uno stile caricaturale e non fotorealistico. La trama (completamente originale, anche se le atmosfere cupe richiamano il fumetto) si focalizza soprattutto sui problemi interni del gruppo di ninja, che non sono più uniti come un tempo, e sui loro caratteri, trascurando un po' lo sviluppo di alcuni nemici, ma fornendo un buon antagonista principale che ha motivazioni diverse dal solito "voglio conquistare il mondo". Anche la colonna sonora è adatta, e richiama quella dei primi due film, con pezzi rap e hip-hop, realizzati però da musicisti degli anni 2000, in modo da mantenere un contatto con il passato ma al contempo dare un sapore più moderno alla pellicola. Spero di non rischiare il linciaggio se dico che TMNT è secondo me il film più riuscito dedicato alle Tartarughe Ninja (si vede anche dalle citazioni inserite che il regista Kevin Munroe è un appassionato), e proprio per questo attendevo con impazienza il sequel, che ora sembra sia passato nelle mani di Michael Bay.
VOTO: 7/10

Il Cattivo.
Scheda tecnica
Titolo:
TMNT
Regia:
Kevin Munroe
Soggetto:
Kevin Eastman, Peter Laird (fumetto)
Sceneggiatura:
Kevin Munroe
Anno:
2007
Genere:
Animazione, avventura
Doppiatori Italiani:
Davide Perino, Simone Crisari, Nanni Baldini, Stefano Crescentini
Durata:
87 min
Nazionalità:
USA
Colore:
Colore

I Mercenari 2 - The Expendables

Mr Church, scontento dei risultati ottenuti dai Mercenari nella precedente missione, obbliga il gruppo di combattenti a partecipare al recupero di una cassaforte precipitata con un aereo nell'Europa dell'est. A causa dell'intervento del malvagio Jean Vilain però uno dei componenti del gruppo muore, spingendo Barney e tutti i suoi uomini a cercare vendetta, sventando nel frattempo un piano criminale che prevede il recupero e la vendita di grandi quantità di plutonio. Dopo appena due anni dal primo episodio, torna al cinema la banda di attempati uomini d'azione pronta a far esplodere qualunque cosa capiti loro a tiro. I Mercenari era un film divertente e coinvolgente, ma non esente da qualche difetto, soprattutto nella regia e in molti dialoghi che non erano avvincenti come avrebbero dovuto essere. Questa volta Stallone decide di non fare tutto da solo, lasciando la regia a Simon West e collaborando con altre persone nella scrittura del soggetto e della sceneggiatura, e fortunatamente queste decisioni hanno dato i loro frutti. Il film risulta più frizzante e vola via velocissimo, tra combattimenti (tanti), sparatorie (tantissime) e frecciatine o battute spassose da gradassi che questi omoni duri e muscolosi si lanciano l'uno con l'altro. Le scene d'azione sono tutte adrenaliniche e cariche di testosterone all'inverosimile: i nostri eroi non vengono neanche mai sfiorati dai colpi nemici, ma a chi importa il realismo in un film così? Le citazioni ai film classici del genere sono innumerevoli e divertenti, distribuite ovunque lungo la pellicola, così come le comparsate di Arnold Schwarzenegger, Chuck Norris (da antologia la sua entrata in scena) e Bruce Willis, tutti elementi che contribuiscono all'aria di epicità generale che trasmette I Mercenari 2. Concludendo, se vi piace l'azione casinara (stile anni '80, per capirci) questo film non vi deluderà neanche un po', dato che è una delle migliori pellicole del genere che sono uscite negli ultimi anni. Appena fuori dal cinema vi verrà la voglia di strappare le portiere ad una Smart, ve lo assicuro.
VOTO: 8/10

Il Cattivo.
Scheda tecnica
Titolo:
I Mercenari 2 - The Expendables
Titolo originale:
The Expendables 2
Regia:
Simon West
Soggetto:
Ken Kaufman, David Agosto, David Callaham, Sylvester Stallone
Sceneggiatura:
Sylvester Stallone, Richard Wenk, Ken Kaufman, David Agosto
Anno:
2012
Genere:
Azione, avventura
Interpreti Principali:
Sylvester Stallone, Jason Statham, Jet Li, Dolph Lundgren, Jean-Claude Van Damme, Chuck Norris, Bruce Willis, Arnold Schwarzenegger, Terry Crews, Randy Couture
Durata:
103 min
Nazionalità:
USA
Colore:
Colore

Tartarughe Ninja II - Il Segreto di Ooze

Dopo che Shredder è morto e che i membri del Clan del Piede sono finiti tutti in carcere, le Tartarughe Ninja si ritrovano senza un rifugio in cui nascondersi. Mentre i quattro giovani mutanti sono alla ricerca di un nuovo covo, la giornalista April O' Neal indaga sulla TGRI, un'industria chimica che potrebbe aver rilasciato dei rifiuti tossici nei dintorni di New York. Secondo film della serie, Tartarughe Ninja II - Il Segreto di Ooze (traduzione sbagliata, in quanto dovrebbe essere "il Segreto dell'Ooze") abbandona quasi del tutto gli elementi dark e violenti che erano parte integrante del fumetto originale, per trasformarsi in una pellicola tratta dalla serie animata. Le tartarughe sono più preoccupate dalla mancanza di pizza che dal ritorno del Clan del Piede ("Idioti" commenta il maestro Splinter) e i combattimenti diventano una scusa per inserire gag comiche una dietro l'altra, tanto che le tartarughe non usano nemmeno più le loro armi. I cattivi sono dei goffi mutanti dalle limitate capacità intellettive (ricordano i due scagnozzi di Shredder introdotti nel cartone, BeBop e Rocksteady), realizzati in modo non proprio eccelso ma abbastanza ridicoli da strappare qualche risata. In alcuni momenti si scade nel trash vero e proprio, con tanto di combattimento finale interrotto per ballare a ritmo di rap (go ninja go ninja go) e la supermutazione del cattivo che in pratica si sconfigge da solo e fa perdere all'opera molta dell'epicità che aveva lo scontro visto in Tartarughe Ninja alla Riscossa. Un'elemento che secondo me penalizza abbastanza la visione è il doppiaggio, le voci scelte per le quattro tartarughe sono poco adatte e spesso fuori luogo: cosa c'entra Tonino Accolla (il doppiatore di Homer Simpson e Eddie Murphy, per capirci) con Leonardo? Nonostante tutto ciò il film all'epoca ebbe un buon successo commerciale, principalmente grazie ai giovani fan della serie televisiva che ritrovarono in Tartarughe Ninja II gli elementi che l'avevano resa popolare. I fan un po' più grandi invece probabilmente apprezzeranno di più il primo capitolo della saga.
VOTO: 6/10

Il Cattivo.


Scheda tecnica
Titolo:
Tartarughe Ninja II - Il segreto di ooze
Titolo originale:
Teenage Mutant Ninja Turtles II: The secret of the ooze
Regia:
Michael Pressman
Soggetto:
Kevin Eastman, Peter Laird (fumetto)
Sceneggiatura:
Todd W. Langen
Anno:
1991
Genere:
Azione, avventura
Interpreti Principali:
Mark Caso, Michelan Sisti, Leif Tilden, Kenn Scott, Kevin Clash, Paige Turco
Durata:
88 min
Nazionalità:
USA, Hong Kong
Colore:
Colore

Nel Paese delle Creature Selvagge

Max è un ragazzino che sa bene cosa siano la tristezza e la solitudine. Orfano di padre, non riceve dalla sorella e dalla madre le cose di cui avrebbe bisogno – attenzioni dalla prima e educazione dalla seconda. Tutto ciò lo rende estremamente vivace ma dotato di una fervida immaginazione. Una sera, dopo una brusca lite con la madre, scappa di casa e, trovata una barca, naviga verso un luogo popolato da alcune creature molto bizzarre con le quali conviverà per qualche tempo.
Nel paese delle creature selvagge, diretto da Spike Jonze, è tratto da un celebre libro illustrato di Maurice Sendak, che ha seguito da vicino la produzione cinematografica. Eccetto qualche variazione nella trama, la pellicola è molto fedele al libro, pur essendo molto più dilatata. Il romanzo è rivolto prevalentemente ad un pubblico giovane, ma il taglio che Jonze da alla pellicola è decisamente “adulto” e malinconico: la tonalità dominante è il marrone, i colori sono sì caldi, ma spesso aridi e nebulosi; le scene si svolgono spesso al tramonto o di notte; i dialoghi sembrano infantili e leggeri, ma celano pensieri profondi e emozioni forti.
Le creature selvagge si possono leggere come una proiezione dei vari aspetti della vita di Max, il suo carattere, i suoi rapporti, il suo relazionarsi con gli altri. Il giovane protagonista scappa di casa per rifugiarsi in sé stesso; in questo luogo costruisce addirittura una specie di castello dove poi vorrebbe una stanza segreta solo per lui, come a volersi isolare ancora di più, ma la vena di malumore che pervade silenziosamente tutto il film ci ricorda che prima o poi Max dovrà tornare a casa.
Unica pecca dell’opera è un discreto calo di ritmo nella parte centrale, un po’ di ripetitività e qualche rallentamento di troppo affievoliscono leggermente un lavoro altrimenti impeccabile. Poco male: a risollevare il tutto c’è un’ottima recitazione dell’undicenne Max Records e una colonna sonora composta appositamente per il film dalla cantante degli Yeah Yeah Yeahs, in collaborazione con altri musicisti, sotto lo pseudonimo di Karen O and the Kids.

VOTO: 8/10

Il Buono


Scheda Tecnica
Titolo:
Nel paese delle creature selvagge
Titolo Originale:
Where thw wild things are
Regia:
Spike Jonze
Soggetto:
Maurice Sendak (romanzo illustrato)
Sceneggiatura:
Spike Jonze, Dave Eggers
Anno:
2009
Genere:
Avventura, drammatico, fantasy
Interpreti Principali:
Max Records, Catherine Keener
Doppiatori Originali:
James Gandolfini, Paul Dano, Catherine O’Hara, Forest Whitaker, Chris Cooper, Lauren Ambrose
Durata:
101 min
Nazionalità:
USA, Australia, Germania
Colore:
Colore

Tartarughe Ninja alla Riscossa

Una strana ondata di crimini sta colpendo la città di New York, e né la polizia né la brillante giornalista April O' Neal riescono a venire a capo della situazione, che sembra misteriosamente collegata con un'antica setta ninja giapponese, il Clan del Piede. Per fermare dei guerrieri ombra servono altri ninja, e quindi entrano in azione Leonardo, Michelangelo, Donatello e Raffaello, quattro tartarughe mutanti addestrate nelle arti del combattimento dal loro maestro Splinter, un topo antropomorfo. Unendo le forze con il vigilante Casey Jones i quattro giovani guerrieri riusciranno a riportare l'ordine in città e a fermare Shredder, il malvagio leader del Clan del Piede. Uscito nel 1990, Tartarughe Ninja alla Riscossa è il primo film con protagoniste le ormai famose tartarughe mutanti, ed insieme alla serie animata è servito da trampolino di lancio per il successo planetario di questi personaggi nati come fumetto underground. Mentre al giorno d'oggi quasi ogni trasposizione cinematografica di un'opera finisce per deludere le aspettative dei fan, con questa pellicola all'epoca sono riusciti a ottenere un buon risultato. Prendendo elementi sia dal fumetto che dalla serie animata, gli autori hanno trovato un buon equilibrio che fa contenti tutti: la storia è pressoché la stessa del primo fascicolo della serie, con atmosfere dark e parecchia violenza (che comunque viene attenuata dalla mancanza di sangue), ma i caratteri dei protagonisti vengono soprattutto dal cartone animato, rendendo le tartarughe più simpatiche e chiacchierone e ovviamente golosissime di pizza. La storia, per quanto semplice, è avvincente e farcita di bei combattimenti (bravissimi gli interpreti delle tartarughe, che nonostante il costume ingombrante riescono a fare acrobazie e movimenti non da poco) e di divertenti scambi di battute, il che è tutto ciò che si richiede da una pellicola del genere. Ben realizzati anche i costumi, in particolare quello di Splinter, che nonostante i limiti di budget risulta molto espressivo e realistico. Sarà perché con le Tartarughe Ninja io ci sono cresciuto, ma questo film riesce ad appassionarmi ad ogni visione e non ci vedo grossi difetti se non la linearità della storia, ma è pur sempre un film con protagoniste delle tartarughe mutanti ninja, no?
VOTO: 7,5/10

Il Cattivo.


Scheda tecnica
Titolo:
Tartarughe Ninja alla riscossa
Titolo originale:
Teenage Mutant Ninja Turtles
Regia:
Steve Barron
Soggetto:
Bobby Herbeck, Kevin Eastman, Peter Laird (fumetto)
Sceneggiatura:
Todd W. Langen, Bobby Herbeck
Anno:
1990
Genere:
Azione, avventura
Interpreti Principali:
David Forman, Michelan Sisti, Josh Pais, Leif Tilden, James Saito, Judith Hoag
Durata:
93 min
Nazionalità:
USA, Hong Kong
Colore:
Colore

Star Wars: Episodio I - La Minaccia Fantasma

Per protestare contro la tassazione delle rotte commerciali la Federazione dei Mercanti crea un blocco attorno al pacifico pianeta Naboo. Per risolvere questa crisi il cancelliere della Repubblica invia due ambasciatori Jedi per trattare con i capi della Federazione, ma i due cavalieri si troveranno ad affrontare qualcosa di più oscuro ed elusivo. Con La Minaccia Fantasma George Lucas pone il primo mattone che formerà le fondamenta dell'universo di Star Wars: si tratta infatti del primo di tre prequel usciti a vent'anni di distanza dalla trilogia originale. Dopo così tanti anni di attesa c'erano molte aspettative da deludere, e difatti i fan hanno accolto l'episodio I con diffidenza e parecchie critiche. Anche secondo me questo capitolo è il più debole della saga, ma i difetti che si trovano ne La Minaccia Fantasma non sono né più né meno che quelli che si trovano in ogni episodio di Star Wars, solo molto accentuati: la recitazione non proprio eccelsa (complice anche l'uso massiccio di computer grafica che rende difficile agli attori relazionarsi con personaggi che non esistono concretamente), astronavi e armi che sembrano messe lì per vendere più giocattoli possibili, rapporti tra i personaggi ingenui o poco profondi, continue strizzate d'occhio al pubblico più giovane, con personaggi a dir poco ridicoli che hanno lo scopo di divertire i bambini. Il film di per sè risulta poco equilibrato, con una prima parte quasi noiosa con elementi politici che sono trattati in modo fin troppo complesso per una pellicola del genere, per poi passare all'azione sfrenata (la corsa dei Podracer è emozionante anche dopo varie visioni) che coinvolge un antipatico bambino ("Yippeee") che, non sembrerebbe, ma sarà il futuro Darth Vader. Non dimentichiamo anche Jar Jar Binks, forse il personaggio più odiato della saga, che con la sua comicità infantile mette a dura prova la sopportazione dello spettatore. Quello che molti non pensano quando sparano tutte queste critiche (che sono comunque valide) è che, come dice il titolo, questo è solo l'episodio I. Star Wars è una mega storia divisa in capitoli per comodità, ma che vista nella sua completezza, e sforzandosi di non avere una visione troppo seriosa (Geoge Lucas in fondo è un bambinone) perde buona parte dei suoi difetti. La Minaccia Fantasma non è un capolavoro, e se si inizia a vedere la serie da questa pellicola si rischia di non rimanere molto colpiti, ma fidatevi ed andate avanti, potrete apprezzare molto di più l'opera dopo aver seguito tutta la storia.
VOTO: 6,5/10

P.S. È ora nei cinema la conversione in 3D di questo episodio (con anche qualche modifica agli effetti speciali, Yoda in computer grafica invece che in pupazzo, ad esempio). Non sarà un cambiamento rivoluzionario, ma il 3D è molto adatto ad una pellicola del genere, e non risultando troppo invadente dona qualcosa in più alla visione. Cercate di andare a vederlo, così anche gli altri episodi verrano riproposti al cinema.

Il Cattivo.

Scheda tecnica
Titolo:
Star Wars: Episodio I - La Minaccia Fantasma
Titolo originale:
Star Wars Episode I: The Phantom Menace
Regia:
George Lucas
Sceneggiatura:
George Lucas
Anno:
1999
Genere:
Fantascienza, azione, avventura
Interpreti Principali:
Liam Neeson, Ewan McGregor, Natalie Portman, Jake Lloyd
Durata:
133 min
Nazionalità:
USA
Colore:
Colore

Porco Rosso

Marco Bagot è un formidabile pilota di idrovolanti al servizio dell’aviazione militare italiana. In seguito ad un incidente avvenuto durante la Prima guerra mondiale, a causa di una sorta di maleficio di cui si sa poco o nulla, assume le sembianza di un maiale. Questo nuovo aspetto lo costringe a ritirarsi dalla carriera militare e a diventare un cacciatore di taglie. Così Porco Rosso, questo il suo soprannome, usa la sua bravura per ostacolare le scorribande dei pirati del cielo; bande di predoni che, come lui, viaggiano su degli idrovolanti.
Porco Rosso è un film d’animazione del 1992 – e che in Italia è uscito, udite udite, ben 18 anni dopo – diretto dal celebre Hayao Miyazaki e prodotto dallo Studio Ghibli. Quando ho sentito parlare molto bene di questo film, nonostante la fonte fosse più che attendibile, non ero del tutto convinto, un po’ perché da qualche tempo non nutro più un certo interesse per il mondo dei manga e degli anime e un po’ perché non conoscevo niente di Miyazaki… proprio quest’ultimo motivo, e il fatto che ho sempre sentito parlare bene del regista nipponico mi hanno spinto a guardare quest’opera, e rimanere deluso sarebbe stato davvero difficile! Ma ai fini della recensione queste informazioni sono inutili.
Miyazaki ci da una sua visione dell’Italia tra le due guerre: che riuscisse a ricreare perfettamente un’atmosfera italiana era impossibile (forse neanche voluto), ma quel tocco di dolcezza tipica della poetica orientale non guasta affatto, anzi…
Nonostante l’apparente frenesia della trama, il film risulta leggerissimo, quasi onirico; persino le scene più movimentate non escono mai dalle righe. Da sottolineare che il film lascia spazio anche ad un lato più sentimentale: nonostante il suo aspetto, Porco evoca un certo fascino nelle donne e il suo relazionarsi con i sentimenti è parte integrante dell’opera.
La trama è lineare ma molto articolata e mai noiosa; i personaggi sono tutti interessanti, ben caratterizzati e non escono dai loro ruoli. Interessante però vedere come non ci sia una distinzione netta tra buoni e cattivi; i pirati in fin dei conti sono dei bonaccioni anche un po’ tonti, che difficilmente resteranno antipatici allo spettatore.
Un film dai molteplici contenuti, anche nascosti talvolta, che si schiera, nella figura di Porco, contro ogni regime totalitario – “Meglio maiale che fascista”, dirà il protagonista ad un suo vecchio compagno d’armi –, elogiando la libertà, da leggere nel volo tra cielo e acqua. 

VOTO: 8,5/10

Il Buono


Scheda Tecnica
Titolo:
Porco Rosso
Titolo Originale:
Kurenai no buta
Regia:
Hayao Miyazaki
Sceneggiatura:
Hayao Miyazaki
Anno:
1992
Genere:
Animazione, avventura, fantasy
Durata:
94 min
Nazionalità:
Giappone
Colore:
Colore

La Città Perduta / La Città dei Bambini Perduti

L’epoca in cui è ambientato questo film non è specificata. In quanto a scenografie ed oggettistica si può definire steampunk (quel filone fantascientifico che mischia scenari e tecnologie antiche con innovazioni moderne – come Wild wild west, per intenderci), con ambientazioni e atmosfere tipicamente francesi.
La trama è piuttosto intrecciata e pregna: una creatura super intelligente che invecchia troppo velocemente perché non riesce a sognare; un uomo forzuto ma un po’ ottuso che deve ritrovare il suo fratellino, rapito dai componenti di un’associazione criminale composta da non vedenti con occhi artificiali; palombari smemorati; due gemelle siamesi, attaccate per una gamba, che sfruttano degli orfanelli mandandoli a rubare in mezzo alla strada. Tutto questo in (quella che suppongo sia) una Francia squallida, fumosa e poco raccomandabile.
Marc Caro e Jean-Pierre Jeunet (quest’ultimo sicuramente più conosciuto per Il favoloso mondo di Amélie), coppia già rodata alla regia di alcuni corti e un film, danno vita ad una pellicola visionaria, cupa ma intrigante. I toni sono quelli che solitamente caratterizzano i film di Jeunet: colori caldi bilanciati da un verde spesso acidulo.
Ottima anche la fotografia di Darius Khondji che con primi piani, inquadrature inclinate e uso di obiettivi grandangolari riesce a rendere in modo sorprendente l’atmosfera piuttosto tetra del film.
La città perduta o La città dei bambini perduti (si trova con entrambi i titoli) è un film corale, ma, tra i vari protagonisti, quello che spicca di più è sicuramente il personaggio interpretato da Ron Perlman; tra gli altri attori, Daniel Emilfork e Dominique Pinon (presente nella maggior parte delle pellicole di Jeunet).
Un’opera che non si digerisce con facilità e, probabilmente, necessita di una seconda visione, non tanto per capire la trama intrecciata ma comunque semplice, quanto per entrare nelle atmosfere della città perduta.

VOTO: 7,5

Il Buono


Scheda tecnica
Titolo:
La città perduta / La città dei bambini perduti
Titolo Originale:
La cité des enfants perdus
Regia:
Marc Caro, Jean-Pierre Jeunet
Sceneggiatura:
Marc Caro, Jean-Pierre Jeunet, Gilles Adrien
Anno:
1995
Genere:
Avventura, commedia, drammatico, fantascienza
Interpreti Principali:
Ron Perlman, Daniel Emilfork, Judith Vittet, Dominique Pinon, Jean-Claude Dreyfus, Geneviève Brunet, Odile Mallet
Durata:
112 min
Nazionalità:
Francia, Germania, Spagna
Colore:
Colore

L'Armata delle Tenebre

Dopo le vicende narrate nel secondo episodio, Ash si ritrova catapultato nell'anno 1300, in pieno medioevo. Riconosciuto dagli uomini di re Arthur come l'eroe che sconfiggerà le forze del male, è costretto quindi ad andare alla ricerca del Necronomicon, il libro maledetto che ha liberato sulla Terra spiriti e demoni assetati di sangue. Con L'Armata delle Tenebre la trasformazione è completa: da La Casa, film horror, a La Casa 2, commedia horror, a questo terzo episodio che abbandona quasi del tutto le atmosfere spaventose per dedicarsi alla comicità. Ash diventa sempre più un personaggio da cartone animato, continuando a subirne di tutti i colori e aumentando la propria sbruffonaggine, che sfocia spesso nella stupidità, diventando nonostante questo sempre più epico, catturando l'attenzione con frasi da duro e combattendo orde di scheletri armati. La comicità slapstick la fa da padrone e spesso si sfocia nella demenzialità più assurda (i mini Ash, gli scheletri che fanno battute idiote), perdendo perciò l'atmosfera che si era creata nei due capitoli precedenti, abbandonando getti di sangue, arti posseduti e cose del genere. Il punto fermo che però riesce a rendere ugualmente valida la pellicola è il protagonista: se con il secondo episodio si aveva la nascita del personaggio, qui si ha lo sviluppo e l'evoluzione che lo porta ad essere come oggi lo conosciamo, sbruffone, dongiovanni, sfortunato ma che in un modo o nell'altro riesce a cavarsela in ogni situazione. Nonostante il cambio di stile, le disavventure che gli capitano lungo tutta la pellicola riescono comunque a divertire (se si ha un certo gusto per il trash ovviamente) anche se non raggiungono i livelli de La Casa 2. Il merito de L'Armata delle Tenebre va proprio nell'aver consacrato definitivamente il buon Bruce Campbell (addirittura nei titoli di testa si legge "Bruce Campbell vs L'Armata delle Tenebre", quasi come se l'attore interpretasse sé stesso) e nell'aver chiuso più o meno degnamente una trilogia memorabile e divertente come poche. Io comunque continuo a sperare in un quarto capitolo che, secondo quanto dice il regista Sam Raimi, sembra in programma da un po' di anni, ma che non è ancora stato realizzato.

VOTO: 7/10

P.S. L'Armata delle Tenebre originariamente aveva un finale alternativo, ma che è stato cambiato dalla produzione perché ritenuto troppo pessimista. Casualmente io lo considero migliore, dategli un'occhiata su Youtube.

Il Cattivo.


Scheda Tecnica
Titolo:
L'Armata delle Tenebre
Titolo Originale:
Army of Darkness
Regia:
Sam Raimi
Soggetto:
Sam Raimi, Ivan Raimi
Sceneggiatura:
Sam Raimi, Ivan Raimi
Anno:
1992
Genere:
Avventura, commedia, horror
Interpreti Principali:
Bruce Campbell, Embeth Davidtz, Ian Abercombie, Marcus Gilbert
Durata:
85 minuti (Final Cut), 96 minuti (Director's Cut)
Nazionalità:
USA
Colore:
Colore

127 Ore

Aron Ralston, coraggioso e spericolato escursionista, rimane accidentalmente bloccato all’interno di una crepa nel Blue John Canyon dello Utah, a causa di un braccio incastrato tra un masso ed una parete rocciosa. Rimarrà in questo buco per ben cinque giorni, razionando cibo e acqua e provando ogni sistema possibile per liberarsi e per sopravvivere, finchè, ormai prossimo alla morte, non sarà costretto a prendere una scelta drastica.
127 ore è l’adattamento cinematografico di una storia vera, avvenuta nell’aprile del 2003. Danny Boyle, colpito dal coraggio di quest’uomo, ha deciso di mettere su pellicola il suo racconto autobiografico sull’esperienza. Lo stile del regista inglese è inconfondibile; spinto al massimo, come al solito: le inquadrature, i movimenti di camera e i tagli sembrano portare la sua firma; il tutto coadiuvato da una splendida fotografia che sa sfruttare al meglio i paesaggi desertici del canyon, diviso nei colori caldi della terra e il limpido azzurro del cielo. Stavolta però, Boyle si mantiene più pulito, a differenza di certe su pellicole un po’ più “grunge”. Il regista regge bene sia il confronto con ampie distese che con spazi angusti, rendendo palpabili le sensazioni del protagonista.
James Franco, unico attore protagonista del film, offre un’ottima performance in un ruolo sicuramente molto difficile; aiutato solo raramente da altri personaggi, che si palesano nelle sue visioni o nei suoi ricordi, Franco regge un’ora e mezzo di film in modo irreprensibile; sembra uno di quei casi in cui non era possibile scegliere un altro attore.
Per informazione, nel finale c’è una scena particolarmente forte e cruda che potrebbe dare problemi a chi è più debole di stomaco; basti pensare che alla prima mondiale ci sono stati svenimenti tra il pubblico.
Un film sul destino, sull’egoismo, sulla responsabilità e sulla solitudine; un film sulle lezioni che la natura ha dato ad un uomo e che vogliono essere condivise.

VOTO: 7,5/10

Il Buono


Scheda tecnica:
Titolo:
127 ore
Titolo originale:
127 Hours
Regia:
Danny Boyle
Soggetto:
Aron Ralston (autobiografia)
Sceneggiatura:
Danny Boyle, Simon Beaufoy
Anno:
2010
Genere:
Avventura, drammatico
Interpreti Principali:
James Franco, Kate Mara, Amber Tamblyn, Clémence Poésy
Durata:
94 min
Nazionalità:
USA, Regno Unito
Colore:
colore

Pirati dei Caraibi - Oltre i Confini del Mare

A Londra per salvare l'amico Gibbs, capitan Jack Sparrow scopre che una sua vecchia fiamma, Angelica, si spaccia per lui per trovare una ciurma che la segua alla ricerca della fonte della giovinezza. Jack si ritroverà suo malgrado a bordo della nave del terribile pirata Barbanera, costretto a guidarlo verso la fonte prima che la raggiungano gli spagnoli o gli inglesi, questi ultimi guidati da Barbossa, che dismessi i panni di pirata è diventato un ufficiale della corona. Quarto film della fortunata saga, Pirati dei Caraibi - Oltre i confini del mare cambia regista ma non la formula classica della serie, presentandosi come un divertente film d'azione, che alterna combattimenti all'arma bianca, battute spiritose e inseguimenti. Johnny Depp con il suo Jack Sparrow (Capitan Jack Sparrow, per la precisione) la fa da padrone, risultando quasi sempre al centro delle vicende, e questo crea qualche problemino qua e là, a causa di alcune forzature o esagerazioni che lo fanno sembrare più un supereroe imbattibile che un pirata. A volte si sente la mancanza di Keira Knightley e Orlando Bloom, che rendevano le pellicole precedenti più equilibrate e meno rivolte al solo Sparrow, ma i nuovi comprimari sono ben inseriti, in particolare la bellissima Penélope Cruz nei panni di Angelica e Ian McShane che porta sullo schermo un perfetto Barbanera, sadico e malvagio. Forse la storia è un po' semplice rispetto alle vicende che si intrecciavano nella precedente trilogia, ma Pirati dei Caraibi - Oltre i confini del mare risulta comunque un'opera godibile e avvincente, adatta per passare un paio d'ore di divertimento. Le storie di pirati ancora da raccontare sembrano ancora moltissime, quindi aspettiamoci altri sequel, sperando che la formula non inizi a diventare ripetitiva.

VOTO: 7/10

Il Cattivo.

Scheda tecnica
Titolo:
Pirati dei Caraibi - Oltre i confini del mare
Titolo originale:
Pirates of the Caribbean: On stranger tides
Regia:
Rob Marshall
Soggetto:
Ted Elliott, Terry Rossio, Tim Powers
Sceneggiatura:
Ted Elliot, Terry Rossio
Anno:
2011
Genere:
Commedia, avventura, fantasy
Interpreti Principali:
Johnny Depp, Penélope Cruz, Ian McShane, Geoffrey Rush
Durata:
137 min
Nazionalità:
USA
Colore:
Colore

I Figli degli Uomini

Siamo a Londra, nel 2027. La situazione è drammatica: ovunque regnano caos, ribellione e guerriglie; la persecuzione nei confronti degli immigrati è tra le più tremende. Inoltre, l’infertilità che da 18 anni colpisce la popolazione umana, ha fatto della Terra un pianeta popolato principalmente da una specie in via d’estinzione. Theo, ex attivista politico, ora giornalista che non s’interessa più di tanto alla situazione globale, ma passa le giornate bevendo e fumando, viene ingaggiato da un gruppo di ribelli, capitanati dalla sua ex compagna, per ottenere un lasciapassare per un’immigrata di nome Kee.
I figli degli uomini, uscito nel 2006, è diretto da Alfonso Quarón, la trama invece è tratta dall’omonimo romanzo di Phyllis Dorothy James.
La pellicola è girata quasi totalmente con una telecamera a mano, o che comunque così sembra, con una ripresa piuttosto tremolante. Lo scopo di questa scelta registica è quello di dare una certa plausibilità al film, facendolo diventare, in alcune scene, quasi un documentario. La regia di Quarón è tutt’altro che empatica, anzi, una fotografia fredda ed una ripresa piuttosto distaccata rendono il film un quadro che più che coinvolgere lo spettatore emotivamente, lo coinvolgono fisicamente, come se fossimo noi a seguire il protagonista durante tutto il film, ed ogni tanto il nostro sguardo (attraverso la camera) si distrae a guardare ciò che ci circonda.
A livello di cast, il film è retto quasi interamente da Clive Owen, nei panni del protagonista, forse spesso mono espressivo, ma comunque all'altezza; una figura che non compare spesso, ma che sembra dare un forte appoggio al protagonista è quella di Michael Caine, che interpreta Jasper, un ex hippie, ora eremita; a completare il cast Julianne Moore, Pam Ferris e Clare-Hope Ashitey.
Una nota va alla colonna sonora, che conta nomi come Deep Purple, King Crimson, John Lennon ed il nostro Franco Battiato, in una cover di Ruby Tuesday dei Rolling Stones. Obbligatorio, infine, menzionare l’omaggio del regista alla copertina di Animals dei Pink Floyd.

VOTO: 7/10

Il Buono


Scheda tecnica
Titolo:
I Figli degli Uomini
Titolo originale:
Children of Men
Regia:
Alfonso Quarón
Soggetto:
Phyllis Dorothy James (romanzo)
Sceneggiatura:
Alfonso Cuarón, Timothy J. Sexton, David Arata, Mark Fergus, Hawk Ostby
Anno:
2006
Genere:
Avventura, fantascienza, thriller
Interpreti Principali:
Clive Owen, Michael Caine, Julianne Moore, Pam Ferris, Clare-Hope Ashitey
Durata:
109 min
Nazionalità:
USA, Regno unito
Colore:
Colore

Il Silenzio dei Prosciutti

Mentre l'agente Jo Dee Fostar, apprendista all'FBI, da la caccia ad un pericoloso serial killer con l'aiuto di uno psicopatico rinchiuso nel manicomio criminale di Hollywood, la sua fidanzata ruba 400.000 dollari dal luogo dove lavora e si da alla fuga, finendo in uno strano motel fuori città. La trama di questo film, flebile parodia de Il Silenzio degli Innocenti e di Psycho, è solo un pretesto per mostrare raffiche di gag una dopo l'altra, slegate tra loro e qualche volta poco divertenti. L'impegno di Greggio nel cercare di riprodurre i film comici americani (Mel Brooks è il suo modello principale, che infatti compare in un cameo, ma si notano influenze derivate anche dal trio Zucker-Abrahams-Zucker) si vede tutto, ma la pellicola non riesce mai a decollare pienamente, e parecchie battute lasciano il tempo che trovano. Il problema di fondo è la volontà di fare un film americano quando l'autore e regista ha uno spirito completamente italiano: Il Silenzio dei Prosciutti è stato girato in America, con un cast interamente americano (con il grandissimo Dom DeLuise e con tanto di camei del già citato Brooks, di John Landis, Roger Corman e Joe Dante), addirittura anche Greggio ha recitato in inglese, per poi ridoppiarsi per la versione italiana, ma si nota un'imprecisione generale nella realizzazione, sia in fase di scrittura che di regia. La trama è costellata di buchi qua e là, dove sono inserite a forza scenette comiche, che magari fanno anche ridere, ma che sono troppo forzate. Le gag, che dovrebbero essere il punto forte della pellicola, divertono fino ad un certo punto, poi iniziano a stancare, dato che per ogni sketch che fa ridere ne troviamo almeno altri tre mediocri e uno inutile. Gli spunti geniali ci sono, ad esempio alcune battute ("Non ricordo il suo nome" "Jane" "Ah, Jane, come mia cugina Maria!"), Pavarotti a pezzi dopo l'ultima tournée o la parte di Martin Balsam, che interpreta lo stesso ruolo che aveva nello Psycho originale, un detective che qui si chiama, indovinate un po', Martin Balsam! Ma l'impressione finale lasciata da questo film è di qualcosa di incompleto, di poco sviluppato. Io penso che se Greggio non avesse fatto tutto il lavoro per conto suo, ma fosse stato aiutato da qualcuno di più esperto nel genere, Il Silenzio dei Prosciutti sarebbe stato un prodotto da ricordare. Ma ormai accontentiamoci di com'è, tanto a me fa ridere lo stesso.
VOTO: 6/10

Il Cattivo.

Scheda tecnica
Titolo:
Il Silenzio dei Prosciutti
Titolo originale:
The Silence of the Hams
Regia:
Ezio Greggio
Sceneggiatura:
Ezio Greggio
Anno:
1994
Genere:
Comico
Interpreti Principali:
Ezio Greggio, Charlene Tilton, Joanna Pacula, Billy Zane, Dom DeLuise
Durata:
81 min
Nazionalità:
USA/Italia
Colore:
Colore

Wanted - Scegli il Tuo Destino

Il Cattivo è stato risucchiato da un buco nero che, già che c’era, gli ha mandato in panne la connessione, il Brutto, beh… la conosciamo tutti la prolificità del Brutto (tvb Gus)! Quindi è mio l’onore e l’onere di continuare a tenere attivo questo blog.

Ispirato all'omonimo fumetto di Mark Millar, Wanted è la storia di Wesley Gibson (James McAvoy), uno sbarbatello piuttosto sfigato e soggetto alle angherie della  grassa e frustrata datrice di lavoro. Inoltre la sua ragazza gli mette un bel paio di corna col suo migliore amico, nonché collega. Una sera, mentre sta acquistando degli ansiolitici viene coinvolto in una sparatoria tra un uomo e una donna: lei che tenta di salvarlo, lui che tenta di ucciderli. Alla fine di una rocambolesca fuga con azioni oltre il limite umano viene a conoscenza della Confraternita, un'organizzazione di assassini il cui scopo è di mantenere l'equilibrio nel mondo; i loro bersagli vengono decisi dal Telaio del Fato, una macchina tessile che a seconda di come incrocia i suoi fili decreta chi deve sopravvivere e chi morire. Wesley è lì per vendicare l'uccisione di suo padre, il più abile membro della Confraternita, manco a farlo apposta l’assassino è lo stesso tipo che ha tentato di ucciderlo poco prima. A capo dell'organizzazione c'è Sloan (Morgan Freeman), sotto di lui Fox (Angelina Jolie), la ragazza che lo ha salvato, e altri improbabili assassini capaci di sparare curvando la traiettoria delle pallottole.
Il tralasciare alcuni dettagli fondamentali fa risultare il film un po' superficiale, i colpi di scena possono essere forse un po' prevedibili, il sangue troppo gratuito, comunque prova piuttosto sufficiente per Timur Bekmambetov, che (chiamalo scemo) sfrutta il fascino della magrissima ma bellissima Angelina Jolie e il carisma dell’onnipresente Morgan Freeman per produrre una pellicola non troppo lunga e quindi non troppo noiosa: scene d'azione girate in modo non troppo pesante, effetti speciali nei posti giusti.
C’è da aggiungere che, della storia di Millar, Wanted mantiene ben poco: giusto un paio di nomi, alcune parti della trama e solo una piccola parte dei contenuti. A livello di tematica, il fumetto, ricorda molto più il libero arbitrio di Arancia meccanica, dove il protagonista sceglieva liberamente di fare il male. Nel film invece Wesley, sì, diventa un assassino, ma lo scopo delle sue gesta è quello di eliminare persone più o meno malvagie al fine di rendere il mondo un posto migliore.
Nonostante il finale del film non lasci spazio a continuazioni, è previsto un sequel per il 2011.

VOTO: 6,5/10

Il Buono

Scheda tecnica
Titolo:
Wanted – Scegli il tuo destino
Titolo originale:
Wanted
Regia:
Timur Bekmambetov
Soggetto:
Mark Millar (fumetto)
Sceneggiatura:
Michael Brandt, Derek Haas, Chris Morgan
Anno:
2008
Genere:
Azione, crimine
Interpreti Principali:
James McAvoy, Morgan Freeman, Angelina Jolie, Thomas Kretschmann, Common
Durata:
110 min
Nazionalità:
USA, Germania
Colore:
Colore

Shaft il Detective

Shaft è un detective dalla pelle nera che vive in un Harlem violenta e senza scrupoli. Virile e duro come un James Bond dei bassifondi viene chiamato per un lavoro da Bumpy Jonas, un famoso criminale. Bumpy, classico gangster spietato dal cuore tenero chiede a Shaft di ritrovare sua figlia che sembra essere stata rapita dalle Black Panther. Shaft si mette sulle sue tracce aiutato dal poliziotto Androzzi, l’unico della centrale che comprende il suo modo di fare. Tracce che permetteranno di arrivare al capo delle Black Panther estraneo però alla faccenda del rapimento. Quest’ultimo, salvato da Shaft durante una sparatoria, deciderà di aiutarlo a ritrovare Marcy la figlia di Bumpy.
La storia non è niente di eccezionale, un classico poliziesco con qualche tocco di noir. Creato come un prodotto dal basso budget e con attori semisconosciuti diventerà poi il simbolo di un movimento che stava di lì a poco per esplodere. La Blaxploitation. Con questo termine si identifica a grandi linee, un film diretto e interpretato da attori neri per un pubblico di neri. Difatti questo film ha proprio tutte le carte tipiche di questo genere: gli stereotipi, la violenza (spesso gratuita), i bassifondi. Anche se può sembrare molto frivolo e quasi offensivo per coloro che sono di colore, ha invece il valore di far emergere la condizione dell’afroamericano mostrandolo molto capace e arguto invece che il solito spacciatore o gangster di Harlem. Un’altra caratteristica è quella della forte critica verso le istituzioni come la polizia stessa oppure il governo, che si interessano più alla loro posizione che a risolvere i problemi.
Molto spazio viene lasciato nel film alle riprese della città (spesso notturne) spezzando così di tanto in tanto il ritmo incalzante degli eventi. Recitazione e riprese non sono impeccabili, ma il film non le richiede. Menzione obbligatoria va alla colonna sonora di Isaac Hayes che vince addirittura un oscar per la canzone “Tema di Shaft” musica d’apertura del film. Un film leggero e frizzante non di ottima composizione tecnica ma di buon ritmo e ben confezionato, da cui poi molti altri trarranno spunto. Uno per tutti Tarantino, in cui troviamo molte analogie con la Blaxploitation: i dialoghi, la violenza e anche le colonne sonore (ricordiamo ad esempio che anche in Kill Bill viene utilizzato un pezzo di Hayes).

Voto: 7.5/10

Il Brutto


Scheda Tecnica
Titolo:
Shaft il Detective
Titolo Originale:
Shaft
Regia:
Gordon Parks
Soggetto:
Ernest Tidyman
Sceneggiatura:
Ernest Tidyman, John D.F. Black
Anno:
1971
Genere:
Poliziesco, Blaxploitation
Interpreti Principali:
Richard Roundtree, Moses Gunn, Charles Cioffi
Durata:
100 min
Nazionalità:
Usa
Colore:
Colore

L'Uomo nell'Ombra

Ewan McGregor è un aspirante scrittore, che si guadagna da vivere come Ghostwriter, ovvero colui che scrive un libro a nome di altre persone. In questo caso lo scrive per Adam Lang (Pierce Brosnan), l'ex ministro inglese. Viene reclutato per continuare la biografia di Adam, iniziata da un'altro Ghostwriter morto cadendo da un traghetto. Durante la stesura di questa biografia, Adam viene accusato di crimini di guerra. Quest'accusa aumenta lo stato di tensione dell'ex ministro e di tutto ciò che gli ruota intorno, autobiografia compresa. Nel mezzo di questa confusione Ewan avrà il tempo di chiarire i diversi punti oscuri della vita, e soprattutto della gioventù di Lang.Il buon ritmo e la capacità di dare il giusto taglio alle scene rende questo film particolarmente gradevole. Tratto dal libro The Ghostwriter di Robert Harris, Polanski riesce a trasmettere nella pellicola, lo sconcerto da parte di una persona “non politica”, di scoprire cosa sta dietro gl'interessi politici. Un turbinio di eventi che mostra a poco a poco quanto poco conosciamo gli “intrallazzi” di chi ci governa. Estremamente pregievole l'interpretazione di Ewan McGregor, l'inquieto scrittore alla ricerca della verità. Scrittore mediocre che si trova fra le mani una situazione che difficilmente riesce a controllare. Piccolo appunto per quanto riguarda il ruolo di Ruth Lang che viene affidato a Olivia Williams, manca un po' di quella caratterizzazione personale, viene solo approfondita la sua connessione a Ewan, lasciando questa figura fondamentale un po' sbiadita. Interessanti sono anche i parallelismi fra Adam Lang e Tony Blair. Polanski ci vuole invitare a informarci? A ricercare le verità di chi ci governa? Tutto senza affidarci al sentito dire, ma ricercando da soli la risposta?

Voto 7.5/10

Poco prolifico ma sempre presente, vostro Brutto!

Scheda tecnica
Titolo:
L'uomo nell'ombra
Titolo originale:
The Ghostwriter
Regia:
Roman Polanski
Soggetto:
Robert Harris (romanzo)
Sceneggiatura:
Roman Polanski, Robert Harris
Anno:
2010
Genere:
Thriller, Politco
Interpreti Principali:
Ewan McGregor, Pierce Brosnan, Kim Cattrall, Olivia Williams, James Belushi
Durata:
128 min
Nazionalità:
Regno Unito, Germania, Francia
Colore:
Colore

In Bruges - La Coscienza dell'Assassino

Ken e Ray sono due killer al servizio di Harry Waters. Il primo ha passato oramai i 50, pacato, riflessivo, maturo, più esperto nel mestiere. Il secondo è un irlandese attaccabrighe, dedito alla birra, da poco calatosi nei panni del sicario. Entrambi sembrano tutto fuor che due assassini; sono due bonaccioni, infondo, che alle volte litigano per cose futili come due bambini.
Harry, il loro capo, li spedisce a Bruges, una tranquillissima cittadina belga che dall’inizio del film fino alla frase finale Ray, abituato alla sua Dublino, detesta, definendola più volte un cesso. L’ordine è quello di alloggiare in un albergo senza farsi notare troppo, in attesa di istruzioni. Il più giovane, poco propenso a restare tra quattro mura, andrà a ficcarsi in situazioni al limite dell’assurdo! Situazioni che coinvolgeranno un attore nano, una bella ragazza che spaccia droghe pesanti e altri personaggi non proprio raccomandabili. Ma proprio lui, Ray, nonostante il mestiere che ha scelto di fare, è schiacciato da un pesantissimo senso di colpa, ed è proprio questo il centro del film, l’errore da lui commesso da il via a tutti gli eventi della storia, fino ad un finale pieno di scene forti.
Ottima prova per Colin Farrell, nei panni del giovane killer, affiancato da un altrettanto capace Brendan Gleeson. Nei panni di Harry troviamo un Ralph Fiennes piuttosto in forma e determinato al punto giusto.
In Bruges è il primo lungometraggio firmato Martin McDonagh, già affermato come commediografo. Lo stampo teatrale del regista è piuttosto forte nella pellicola: colori molto accesi in fortissimo contrasto con gli scuri che necessariamente determinano le atmosfere del film; la situazioni e i dialoghi al limite del nonsense che vengono visti, dalla cinepresa, in modo comunque molto soffice e serio allo stesso tempo, cinepresa che spesso non è fissa, ma ondeggia, come a simulare la vista umana. Molto sangue (che è costato al film un divieto ai minori) che però, ai fini della trama, non risulta essere di troppo. Il film ha inoltre vinto alcuni premi, specialmente per la sceneggiatura.
Una storia che mette a confronto la pace di un luogo così silenzioso e affascinante da sembrare uscito da una fiaba con l’inquietudine interiore causata dai sensi di colpa per errori commessi in seguito alle scelte prese.

VOTO: 7/10

Il Buono

Scheda tecnica
Titolo:
In Bruges – La coscienza dell’assassino
Titolo originale:
In Bruges
Regia:
Martin McDonagh
Sceneggiatura:
Martin McDonagh
Anno:
2008
Genere:Crimine, drammatico, commedia
Interpreti Principali:
Colin Farrel, Brendan Gleeson, Ralph Fiennes, Clémence Poésy
Durata:
107 min
Nazionalità:
Regno Unito, Belgio
Colore:
colore