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The Social Network

L’ultima opera di David Fincher ci narra le vicende di Mark Zuckerberg, che, per chi ancora non lo sapesse, è il creatore di Facebook. Il registra americano porta su pellicola la storia del più giovane miliardario del mondo, partendo dal concepimento del social network più popolare mai creato. La trama si sviluppa su tre piani temporali diversi che si alternano per tutto il film: due sono le parti più recenti, dove il protagonista affronta due diversi processi ed un’altra parte, quella più consistente narra la nascita, la crescita ed il boom di Facebook, con i fatti e le persone che girano intorno alla vicenda.
Trasposizione di un libro di Ben Mezrich, sceneggiato da Aaron Sorkin, The Social Network è un film che definirei completo: fornisce alla perfezione i chi, i quando, i come, ma soprattutto i perché. Tutti gli sviluppi psicologici, sociali ed economici della vicenda si concludono con una sequenza finale che ci da un chiaro ritratto di chi sia adesso Mark Zuckerberg.
La regia di Fincher non si smentisce, dai primi movimenti di camera fino all’ultimo zoom la firma del regista di Fight Club è evidente; forse un po’ più morbida, un po’ più fredda, ma ricordiamoci che la storia è ambientata nei più prestigiosi college americani. Curatissimo e perfettamente comunicante anche il rapporto tra fotografia, scenografia e costumi.
Ottima prova anche per l’attore Jesse Eisenberg che riesce a svelare bene le varie sfaccettature di un’unica personalità come quella di Zuckerberg; altre parti interessanti sono quella di Andrew Garfield, nel ruolo del cofondatore e miglior amico del protagonista, e di Justin Timberlake, che interpreta un iperattivo e paranoico Sean Parker, creatore di Napster e poi socio di Zuckerberg.
La colonna sonora è stata curata da Trent Reznor, frontman dei Nine Inch Nails, con la collaborazione di Atticus Ross.
Alla fine del film viene da meravigliarsi di quanto possa esserci dietro una semplice pagina web. Valutando la storia che ci viene raccontata, abbiamo un chiaro ritratto del protagonista prima e dopo la creazione di Facebook: mettendosi nei suoi panni, verrebbe da chiedersi se ne è davvero valsa la pena.

VOTO: 8/10

Il Buono


Scheda tecnica
Titolo:
The Social Network
Regia:
David Fincher
Soggetto:
Ben Mezrich (libro)
Sceneggiatura:
Aaron Sorkin
Anno:
2010
Genere:
Drammatico
Interpreti Principali:
Jesse Eisenberg, Andrew Garfield, Justin Timberlake, Armie Hammer, Rooney Mara
Durata:
120 min
Nazionalità:
USA
Colore:
Colore

Panic Room

David Fincher occupa sicuramente un posto di un certo livello nell’Olimpo dei miei registi preferiti, però Panic room mi ha lasciato un po’ interdetto.
Meg Altman, divorziata da un ricco magnate dell’industria farmaceutica, si trasferisce in un’elegantissima casa newyorchese con la figlia Sarah; l’abitazione è enorme e, fra le altre stanze, ha una specie di bunker, completamente blindato, dotato di scorte di cibo e linea telefonica indipendente. Il bunker, la panic room appunto, serve nell’eventualità che ci siano intrusioni nella casa. Madre e figlia si troveranno ad averne bisogno proprio la prima notte nella nuova dimora: tre malviventi si insidiano in casa loro alla ricerca di qualcosa che sembra essere proprio nella stanza blindata. Se due di loro sono piuttosto innocui, vogliono avere ciò per cui si sono scomodati ed andare via senza far niente a nessuno, il terzo non sembra dello stesso parere.
Fincher si stacca dalla predominante psicologica che caratterizza i suoi film precedenti (Fight Club, Se7en) per fare qualcosa di più superficiale dal punto di vista mentale, ma comunque nel suo stile e con le sue tecniche registiche sempre impeccabili e sempre più affinate.
La prova è discreta per gli attori: Jodie Foster nel ruolo della madre che salva la situazione, impaurita e molto forte al contempo; una giovanissima Kristen Stewart che interpreta la figlia; nei panni dei tre malviventi troviamo Jared Leto, Forest Whitaker e Dwight Yoakam. Wikipedia mi viene in soccorso dicendo che per il ruolo interpretato dalla Foster, inizialmente era stata scelta Nicole Kidman che però, in seguito ad un incidente sul set di Moulin Rouge non potè presentarsi alle riprese, le fecero comunque fare un piccolo cameo telefonico… poco male, meglio la Foster!
Qualche approfondimento psicologico, in puro stile fincheriano non avrebbe guastato. È anche vero che, come nella maggior parte delle sue pellicole, Fincher ha messo su cellulosa cose scritte da altri: forse stavolta la scelta, ricaduta sulla sceneggiatura di David Koepp, non è stata delle più corrette. È comunque riuscito a dare un tono ad una storia che forse sarebbe potuta risultare un po’ fiacca.
Ok il pathos, ok la suspense, ok il sangue a fiotti, ma qualche trip mentale non ci sarebbe stato affatto male!

VOTO: 7/10

Il Buono.


Scheda tecnica
Titolo:
Panic Room
Regia:
David Fincher
Sceneggiatura:
David Koepp
Anno:
2002
Genere:
Thriller
Interpreti Principali:
Jodie Foster, Kristen Stewart, Jared Leto, Forest Whitaker, Dwight Yoakam
Durata:
112 min
Nazionalità:
USA
Colore:
Colore

The Game - Nessuna Regola

Nell'attesa che il Cattivo si vada a vedere Alice in Wonderland, qui si continuano a pubblicare recensioni di film non proprio nuovissimi, come questo.

Nicholas Van Orton è il classico uomo d’affari, ricco sfondato, attorniato di lusso, segretarie, scarpe da 2000 dollari il paio, divorziato dalla moglie e, ovviamente, arrogante quanto basta.
L’infanzia segnata dal misterioso suicidio del padre.
Durante un pranzo “a sorpresa”, nel giorno del suo compleanno, il giovane fratello Conrad – per il quale Nicholas è stato, o meglio ha provato ad essere una figura paterna sostitutiva, ma con scarsi risultati – gli consiglia di rivolgersi alla CRS, un’organizzazione che gli farà il più bel regalo di compleanno della sua vita. Nicholas è piuttosto scettico, specie considerando che questo consiglio arriva da uno che, a quanto pare, i problemi psichici li conosce bene. “Cosa regalare a un uomo che ha tutto? […] Una profonda esperienza di vita.” Con questa frase Conrad convince il fratello a farci un pensierino.
Nonostante i dubbi, il protagonista si presenta negli uffici della CRS, fa i test richiesti per ricevere questo trattamento di cui ancora non capisce il senso, lo scopo, ma soprattutto, in cosa consista.
Qualche questionario, un po’ di prove fisiche, una firma qui, un’altra qui… e inizia il gioco!
Il freddo riccone spocchioso si trova vittima di una serie di eventi sempre più spiacevoli e incresciosi. Eventi che, chiaramente, sono pilotati da questa misteriosa organizzazione e che lo porteranno ad affrontare l’esperienza di vita preannunciatagli dal giovane fratello.
Forse la parte del film che lascia un po’ interdetti è il finale. Perché risulta tanto imprevedibile fino all’ultimo quanto effettivamente poco intrigante ed avvincente. Non so, forse quello che manca in questo film è la ciliegina sulla torta, e se c’è… fate conto che a me le ciliegine non piacciono! Però la torta è molto molto buona!
Dopo Alien3 e Se7en ecco la terza pellicola firmata David Fincher. The Game, secondo me, è anche più fincheriano di Fight Club: le inquadrature e i movimenti di macchina sono un impronta inconfondibile. Le atmosfere sono quelle caratteristiche dello stile del regista statunitense: momenti di tensione che, nella maggior parte dei casi, si risolvono in maniera quasi (e sottolineo quasi) divertente, o almeno per lo spettatore.
Per quanto riguarda gli attori, è Micheal Douglas a farla da padrone nella parte di Van Orton; chi meglio di lui, con la sua faccia non proprio simpaticissima, poteva interpretare la parte del freddo uomo di finanza? Conrad invece è interpretato da Sean Penn e Deborah Kara Unger interpreta Christine, la bionda che accompagnerà Douglas in gran parte di questo “viaggio”.

VOTO: 8/10

Vostro amatissimo, affezionatissimo, il Buono

Scheda tecnica
Titolo:
The Game – Nessuna Regola
Titolo originale:
The Game
Regia:
David Fincher
Sceneggiatura:
John D. Brancato, Michael Ferris
Anno:
1997
Genere:
Thriller
Interpreti Principali:
Michael Douglas, Sean Penn, Deborah Kara Unger
Durata:
128
Nazionalità:
USA
Colore:
Colore

Fight Club

Per la serie “ognuno inizia col suo film preferito”, io parto con questo capolavoro della storia del cinema! Tiè!
Cosa poteva nascere dal genio di Chuck Palahniuk (quello che ha scritto il libro) e dalla follia di David Fincher (quello che ha girato il film), o viceversa, se non un film malato come Fight Club?
La trama è apparentemente molto semplice: un impiegato sfigato e dalla vita piatta conosce un ganzo che fa tutto quello che vuole e che non si annoia mai. I due mettono su un club segreto dove l’unico scopo è quello di sfogarsi, picchiandosi a mani nude: il Fight Club, appunto. Le regole del club sono ormai celeberrime (“Prima regola del Fight Club: non parlate mai del Fight Club. Seconda regola del Fight Club: non dovete parlare mai del Fight Club.” Etc.etc.). Il club s’ingrandisce (fondamentalmente perché i membri non rispettano le prime due regole) fino a diventare un vero e proprio esercito il cui scopo è quello di distruggere le basi del materialismo di cui la società è intrisa per ripartire da zero (“Nel mondo che vedo uno si muove con gli alci, tra le umide foreste dei canyon intorno alle rovine del Rockefeller Center. Indosserà abiti di pelle che gli dureranno per tutta la vita. Si arrampicherà per le liane che avvolgono la Sears Tower. E quando guarderà giù vedrà minuscole figure che pestano granturco e posano strisce di carne di cervo sulla carreggiata vuota di qualche superstrada abbandonata.”)
E fin qui tutto bene, fin quando il nostro eroe, quello sfigato, non scopre che alla base di tutta questa storia c’è una piccola… “svista”. Ma ovviamente questo non lo si può svelare qui! Vi si rovinerebbe il film.
Fight Club è uno dei pochi casi in cui l’adattamento cinematografico non rovina del tutto il libro, anzi, Chuck Palahniuk ha addirittura affermato di aver apprezzato il film più del suo libro, nonostante la differenza fondamentale nella scelta finale del protagonista (per chi lo ha visto: alla fine del libro lo sfigato non fa quello che fa nel film).
Sono Edward Norton e Brad Pitt gli attori che interpretano i due personaggi principali con Helena Bonham Carter, nella parte di Marla Singer; una disperata in cerca di affetto che segnerà un po’ la svolta nella storia dello sfigato di cui sopra. Norton e Pitt sembrano fatti apposta per il loro ruolo: le facce, la fisicità, i movimenti sono perfetti per le loro parti. E anche la Bonham Carter in quanto a recitazione non scherza, schizzata e depressa al punto giusto. Vogliamo anche parlare delle trovate di quell’omino, che risponde al nome di David Fincher, che dirige il tutto? Personalmente adoro la regia di Fincher, le inquadrature che sembrano fotografie (esempio lampante: Se7en, con Pitt, Freeman e Spacey, così per rimanere bassi), i movimenti di macchina, il modo di coinvolgere lo spettatore… e in questo film, a parer mio, ci riesce bene; non c’è un fotogramma di troppo (se non quelli che Brad Pitt inserisce nelle pellicole quando lavora come proiezionista: guardare il film per capire).
Flop ai botteghini, nel 1999, che è invece diventato un cult… vorrà dire qualcosa no?
Per concludere con una frase ad effetto userò la citazione che più riassume la morale del film, una frase di Tyler Durden, quello ganzo: “Respingo i principi base della civiltà, specialmente l'importanza dei beni materiali.”

Il Buono

Scheda tecnica
Titolo:
Fight Club
Regia:
David Fincher
Soggetto:
Chuck Palahniuk (romanzo)
Sceneggiatura:
Jim Uhls (sceneggiatura)
Anno:
1999
Genere:
Drammatico, Thriller
Interpreti Principali:
Edward Norton, Brad Pitt, Helena Bonham Carter, Meat Loaf, Jared Leto
Durata:
139 minuti
Nazionalità:
USA
Colore:
colore