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L'uomo d'acciaio

La storia è nota: il pianeta Krypton sta per esplodere, e un bambino viene spedito con una navicella sulla Terra per metterlo in salvo. Sul nostro pianeta il bambino acquisisce poteri eccezionali e viene adottato da una coppia di contadini del Kansas che gli insegna la compassione e l'altruismo. Cresciuto, il ragazzo deciderà di difendere il genere umano dal malvagio generale Zod, sopravvissuto alla fine di Krypton e desideroso di conquistare la Terra. Il supereroe più famoso del mondo torna al cinema, e questa volta a decidere le sorti di Superman saranno David Goyer (lo sceneggiatore della trilogia di Batman diretta da Nolan) e Zack Snyder, controverso regista di Watchmen e 300. Questo avrebbe dovuto assicurare un buon approfondimento psicologico e delle epiche scene d'azione, eppure nessuna delle due cose è presente. I flashback che dovrebbero farci capire di più della psicologia del protagonista servono solo a spezzare il ritmo già lento della pellicola, e la monoespressiva recitazione del muscoloso Henry Cavill non aiuta. La volontà di attenersi alla tendenza realistica degli ultimi film di supereroi fa sì che questo Superman risulti poco intelligente, pieno di sé e causa di distruzione inutile, altro che ispirazione e guida per il genere umano (da questo punto di vista anche i vari riferimenti religiosi sono buttati a casaccio). I combattimenti sono girati in modo confusionario e ripetitivo (a sprazzi sembra di stare in un videogioco) e il sovraccarico di distruzione tramite effetti speciali stanca molto prima della fine. E non è tutto: i personaggi secondari praticamente sono lì solo per fare presenza, e quando si cerca di dargli importanza lo si fa tramite scene inutili che rendono ancora più interminabili certe sequenze. La sceneggiatura è scritta in modo banale e ha dei buchi molto più grandi dei crateri lasciati dallo scontro finale (gli scienziati dell'esercito conoscono il pianeta Krypton?) e la regia spesso è veramente fastidiosa, tra riprese volutamente traballanti, zoom continui (ce ne sono fino a tre nella stessa inquadratura!) e una fotografia troppo spenta. Mancano gli elementi fondamentali di Superman, mancano dei personaggi costruiti bene, mancano le scelte visive tipiche di Zack Snyder, che magari possono essere eccessive, ma che se gestite bene avrebbero migliorato il film. Non c'è praticamente niente di riuscito ne L'uomo d'acciaio, escludendo forse la recitazione di qualche personaggio secondario, Michael Shannon/Zod su tutti, la caratterizzazione del Clark Kent tormentato degli inizi e il design di qualche costume e della tecnologia del pianeta Krypton. Ennesima occasione sprecata di portare sul grande schermo uno dei supereroi più conosciuti e interessanti mai creati.

P.S. Penso che la scena del tornado che coinvolge Jonathan Kent sia una delle cose più stupide che io abbia mai visto al cinema. E ce ne vuole.

VOTO: 4,5/10

Il Cattivo.

Scheda tecnica 
Titolo:
L'uomo d'acciaio
Titolo Originale:
Man of steel
Regia:
Zack Snyder
Soggetto:
David S. Goyer, Christopher Nolan
Sceneggiatura:
David S. Goyer, Zack Snyder, Kurt Johnstad
Anno:
2013
Genere:
Azione, fantascienza, supereroi
Interpreti Principali:
Henry Cavill, Amy Adams, Russell Crowe, Kevin Costner, Michael Shannon
Durata:
143 min
Nazionalità:
USA, Canada, Regno Unito
Colore:

Colore

Oblivion

In seguito ad una guerra con gli alieni, la Terra è un pianeta semi deserto e l’umanità si sta trasferendo su Titano, una luna di Saturno; parte dei superstiti vive sul Tet, una gigantesca colonia spaziale sopra la Terra. Intanto sul pianeta sono all’opera le idro-trivelle, macchinari atti all’accumulo di acqua per la sopravvivenza nel nuovo mondo. Jack e Vica sono due tecnici del Tet a cui è stata resettata la memoria e il cui compito è la manutenzione dei Droni, robot utilizzati per difendere le trivelle dagli alieni che hanno attaccato la Terra e che ora la abitano. La missione dei due sarà terminata quando le idro-trivelle avranno finito il loro lavoro e potranno tornare sul Tet per partire verso la nuova colonia. Tuttavia Jack ha dei flash del suo passato…
Non è affatto sorprendente che il regista di Oblivion, Joseph Kosinski, sia lo stesso di Tron: Legacy, le analogie fra i due film sono infatti molteplici: scenografie d’impatto, attenzione al design, effetti speciali ben curati, una colonna sonora apprezzabile (affidata, questa volta agli M83)… e una trama caratterizzata dal piattume. Niente di nuovo sotto il sole, come al solito. Richiami ad altri film (che non nomino per rischio spoiler) ed ad altri scenari già noti, fanno di quest’opera un pot-pourri di cliché della fantascienza. Sì, ok, ci sono dei colpi di scena più o meno eclatanti, ma non bastano a rendere accattivante l’intreccio.
Come ho detto, si salva la parte visiva, caratterizzata da una forte attenzione alle inquadrature, alle location e agli scenari… per il resto, un film come tanti.
Gli attori sono Tom Cruise, Andrea Risenborough, Olga Kurylenko e Morgan Freeman, tutti rasentanti l’inespressività. È anche vero che in questo dato caso non sono richieste particolari doti drammatiche.
Un’opera che non è da buttare, ma nulla che non si possa ritrovare, realizzato in modo migliore, in altre pellicole del genere purtroppo meno note.

VOTO: 6,5/10

Il Buono
Scheda Tecnica
Titolo:
Oblivion
Regia:
Jospeh Kosinski
Soggetto:
Jospeh Kosinski, Avid Nelson
Sceneggiatura:
Jospeh Kosinski. William Monahan, Karl Gajdusek, Michael Arndt
Anno:
2013
Genere:
Fantascienza
Interpreti Principali:
Tom Cruise, Andrea Risenborough, Olga Kurylenko, Morgan Freeman
Durata:
135 min
Nazionalità:
USA
Colore:
colore

Iron Man 3

Per controllare gli attacchi di panico dovuti ai fatti avvenuti in The Avengers, Tony Stark lavora incessantemente a nuove armature. Nel frattempo un misterioso personaggio noto come il Mandarino colpisce l'America con attentati terroristici imprevedibili e inspiegabili, che finiscono per distruggere anche l'abitazione di Stark,  costretto quindi ad indagare da solo e in segreto per sventare nuovi pericoli. Primo film della serie prodotto dopo il grande successo di The Avengers, Iron Man 3 deve fare i conti con delle aspettative molto alte. Il mondo dei supereroi Marvel è cambiato dopo il grande crossover del 2012 e Tony Stark si trova a combattere con forze sconosciute. Questa volta la regia passa a Shane Black, noto per i suoi film action (Arma letale su tutti) e infatti la sua impronta si nota lungo tutta la pellicola: Tony agisce quasi sempre in coppia con un partner con cui può scambiare battute, si fa gran uso di armi varie (armature, ma il senso è lo stesso) e le scene d'azione la fanno da padrone. Quello che si ottiene non è però un semplice film pieno di esplosioni e sparatorie, ma un'interessante approfondimento psicologico sul protagonista, che vedendosi costretto a stare lontano dalla sua corazza dovrà fare i conti con se stesso e capire che non sono la maschera e l'armatura a fare l'eroe. Anche l'antagonista è funzionale a questo dualismo, e l'inaspettato colpo di scena che lo coinvolge ne è l'esempio migliore, toccando anche corde molto attuali sul condizionamento dato dai media. Alcune scelte non sono originalissime (il potere dei cattivi ad esempio, che comunque è ricalcato dai fumetti), la recitazione di Robert Downey Jr. è altalenante e i personaggi secondari non sono molto approfonditi, ma grazie ad una storia ben scritta, avvincente e più intelligente di quello che sembri e a delle ottime scene d'azione Iron Man 3 risulta un film riuscito e divertente da vedere.
VOTO: 7,5/10

Il Cattivo.

Scheda tecnica 
Titolo:
Iron Man 3
Regia:
Shane Black
Soggetto:
Stan Lee, Larry Lieber, Don Heck, Jack Kirby (fumetto)
Sceneggiatura:
Shane Black, Drew Pearce
Anno:
2013
Genere:
Azione, supereroi, fantascienza
Interpreti Principali:
Robert Downey Jr. Gwyneth Paltrow, Don Cheadle, Guy Pearce, Ben Kingsley
Durata:
130 min
Nazionalità:
USA
Colore:
Colore

L'Ultimo Terrestre

Dopo aver letto alcuni romanzi a fumetti del mio concittadino Gipi, alias Gianni Pacinotti, ho voluto approfondirne la conoscenza anche con la sua prima opera cinematografica.
L’ultimo terrestre è la storia di Luca, un giovane uomo, emarginato a causa di numerosi problemi relazionali e blocchi emotivi, che, alla vigilia di un annunciato sbarco alieno sulla Terra, sembra davvero essere l’unico umano in mezzo a tante figure stravaganti, egoiste o cattive. Il mondo intorno a lui è così alienato che neanche l’arrivo degli extraterrestri non sconvolge più di tanto la routine, ma anzi diventa un argomento di conversazione come un altro.
Gli alieni sembrano essere soltanto un pretesto (tant’è che sono rappresentati nella loro forma più classica, senza una particolare ricerca stilistica) per raccontare una realtà cruda e anonima di uno stile di vita altrettanto piatto, contraddistinto dalla cattiveria e dall’egoismo.
Il protagonista de L’ultimo terrestre non è molto diverso dai personaggi che Gipi rappresenta nei suoi fumetti: esseri semplici ma profondi, che rifiutano la realtà in cui si trovano ma che ne sono sopraffatti, salvo poi trovare un’inaspettata via di fuga.
Il film si presta forse a più livelli di lettura… o forse no. Tant’è che offre diversi spunti di interpretazione e questa difficoltà nella comprensione completa fa dell’opera un lavoro non troppo incisivo. Se la lentezza e la riflessività funzionano benissimo nei disegni del fumettista pisano, in questo film sembrano aspetti se non negativi, quantomeno ingiustificati. Nel complesso non è un film noioso, ma forse qualche tempo morto (anche se voluto) c’è.
Nei panni di Luca troviamo Gabriele Spinelli, volto volutamente sconosciuto la cui interpretazione (caratterizzata da un forte accento pisano) definisce minuziosamente un personaggio insicuro (come il tratto di Gipi) ma non per questo indeterminato.
Nonostante tutto l’opera prima di Pacinotti non è per niente da buttare. Nel panorama italiano, anzi, è un film che senza dubbio si distingue per il suo non essere scontato.

VOTO: 6/10

Il Buono
Scheda Tecnica
Titolo:
L’ultimo Terrestre
Regia:
Gian Alfonso “Gipi” Pacinotti
Soggetto:
Giacomo Monti (graphic novel “Nessuno mi farà del male”)
Sceneggiatura:
Gian Alfonso “Gipi” Pacinotti
Anno:
2011
Genere:
Drammatico, fantascienza
Interpreti Principali:
Gabriele Spinelli, Roberto Herlitzka, Anna Bellato, Luca Marinelli, Paolo Mazzarelli
Durata:
100 min
Nazionalità:
Italia
Colore:
Colore

Essi Vivono

John Nada è un giovane disoccupato che si sposta a Los Angeles in cerca di lavoro. In seguito ad una serie di eventi, viene in possesso di un paio di particolari occhiali da sole che gli mostrano il mondo per quello che in realtà è: fra la popolazione ci sono alcuni alieni che hanno assunto sembianze umane – ma le cui vere fattezze (visibili solo attraverso gli occhiali) sembrano quelle di cadaveri – che controllano le menti attraverso messaggi subliminali sui cartelloni, negli spot e sulle riviste. John, aiutato dall’unico amico che ha trovato nella nuova città, inizierà una lotta per fermare il controllo alieno sulla razza umana.
Ovviamente quella degli alieni è una scusa presa apposta per sferrare una palese accusa nei confronti del consumismo sfrenato che la società odierna ci impone. “Obbedite”, “Sposatevi e riproducetevi”, “Io sono il tuo dio” scritto sulle banconote: sono questi alcuni dei messaggi subliminali da cui Carpenter ci mette in guardia.
Essi vivono, tratto da un racconto, mantiene un perfetto stile carpenteriano. Seppur le atmosfere losangeline siano un po’ più “solari”, stilisticamente non c’è differenza con 1997: Fuga da New York. Atmosfere che comunque mutano all’indossare degli speciali occhiali: tutto diventa un piatto e freddo “film” in bianco e nero, per accentuare le scritte subliminali nere su fondo bianco.
Gli attori protagonisti non sono celebri, forse per evitare raffigurazioni particolarmente eroiche e mettere in mano la rivolta ad un normale cittadino medio. Le prestazioni non sono fenomenali, ma è una cosa di cui non si sente il bisogno, essendo già presente una trama ed una morale ben solide a sorreggere il film.

VOTO: 8/10

Il Buono
Scheda Tecnica
Titolo:
Essi vivono
Titolo Originale:
They live
Regia:
John Carpenter
Soggetto:
Ray Nelson (racconto breve)
Sceneggiatura:
John Carpenter
Anno:
1988
Genere:
Horror, fantascienza
Interpreti Principali:
Roddy Piper, Keith David, Meg Foster
Durata:
93 min
Nazionalità:
USA
Colore:
Colore

Timecrimes

Héctor ha il vizio di guardare attraverso un binocolo, sbirciando nel bosco intorno alla sua nuova casa. Intravede un evento piuttosto bizzarro, decide di osservare più da vicino e si becca una forbiciata in un braccio, da un uomo con delle bende rosa sulla faccia. Gli eventi prenderanno una piega sempre più surreale, finché Héctor non si troverà in una macchina del tempo…
Detta così sembra una barzelletta, ma la trama di Timecrimes, inquadrabile come thriller fantascientifico, scritto, diretto (e interpretato) da Nacho Vigalondo, pur essendo estremamente intrecciata, presenta talmente pochi elementi che dire di più sarebbe raccontare l’intero film, che però ha la capacità di mantenere un alto senso di tensione per tutta la sua durata.
Quando si parla di viaggi nel tempo si pensa sempre a sbalzi di decenni (Ritorno al futuro docet), e invece in questo film ci si “sposta” di qualche ora al massimo. Gli spagnoli riescono sempre a raccontare le cose senza arrivare ai livelli d’esagerazione tipici del cinema d’oltreoceano.
Se consideriamo anche una controfigura, il cast si conta sulle dita di una mano, altro particolare molto interessante del film. Non ammiro particolarmente il modo di recitare degli iberici, in produzioni iberiche (lo specifico perché Javier Bardem coi Coen, ad esempio, è fuori da ogni discussione), e qui non eccellono sicuramente, ma Karra Elejalde, su cui si regge tutta la storia, fa il suo dovere discretamente.
Come ho già detto, gli elementi di quest’opera sono pochissimi, ed il punto di forza è proprio questo, perché questi pochi elementi sono incastrati in modo molto sapiente. Alcune parti possono risultare forse prevedibili, ma non mancano in momenti in cui lo spettatore rimane spiazzato dall’intreccio.

VOTO: 6,5/10

Il Buono

Scheda Tecnica
Titolo:
Timecrimes
Titolo Originale:
Los Cronocrímenes
Regia:
Nacho Vigalondo
Sceneggiatura:
Nacho Vigalondo
Anno:
2007
Genere:
Thriller, fantascienza
Interpreti Principali:
Karra Elejade, Nacho Vigalondo, Bárbara Goenaga, Candela Fernández
Durata:
92 min
Nazionalità:
Spagna
Colore:
Colore

The Amazing Spider-Man

La storia penso che la conosciate tutti: Peter Parker è un adolescente che ha perso i genitori in tenera età e che quindi vive con gli zii Ben e May. Il giovane è innamorato della bella Gwen Stacy ma è troppo timido per dichiararsi, ed essendo un tipo solitario e senza amici è il bersaglio preferito dai bulli. Un giorno, dopo essersi infiltrato nei laboratori della Oscorp per scoprire qualcosa in più sui suoi genitori, Peter viene morso da un ragno modificato geneticamente e acqusisce straordinari poteri: forza e agilità fuori dal comune e la capacità di aderire a tutte le superfici. Nasce così il supereroe chiamato Spider-Man. A dieci anni esatti dal primo film dell'Uomo Ragno diretto da Sam Raimi, la saga dell'eroe spararagnatele riparte da capo. Dopo che Raimi (e di conseguenza tutti gli attori) ha abbandonato il progetto di un quarto capitolo che proseguisse la storia da dove si era fermata alla fine della trilogia, la produzione ha deciso di affidare una nuova pellicola ad un regista e ad un cast completamente diversi, in modo da dare al reboot una caratterizzazione che si staccasse dalle opere precedenti. Marc Webb dirige quindi basandosi più sulla serie Ultimate dei fumetti di Spider-Man, serie che ha un approccio più moderno e attuale agli eroi Marvel. E infatti è così anche per The Amazing Spider-Man, dove Peter Parker è più un ragazzo alternativo che un secchione (e anche molto più giovane del Peter interpretato da Tobey Maguire), e la sua reazione ai poteri che ottiene è quella che ci si aspetterebbe da qualunque adolescente: esaltazione e voglia di mettersi in mostra per vendicare i torti subiti. Peter è entusiasta delle sue nuove capacità, non spaventato dalla mutazione subita, e si sente finalmente speciale in un mondo che gli è sempre stato ostile, ma quando la realtà gli crolla addosso a causa della morte dello zio Ben, il novello Spider-Man deve maturare e prendere coscienza delle sue responsabilità. Per buona parte del film assistiamo quindi alla crescita psicologica del protagonista, non alle evoluzioni tra i grattacieli della sua controparte ragnesca. Le scene d'azione sono poche, cosa che non è per forza un difetto, e viene lasciato più spazio ai personaggi, che forse a causa della storia che ormai è conosciutissima, non hanno poi molto di nuovo da dire. Questo devono averlo capito anche gli sceneggiatori, che hanno deciso di inserire qualche intreccio in più nella trama, che magari farà storcere il naso ai puristi, ma che serve a non rendere il tutto troppo ripetitivo. Gli attori sono tutti adatti al loro ruolo, è forse la caratterizzazione che pecca un po': Peter è troppo affascinante e misterioso (sempre con il cappuccio in testa e lo skateboard...) mentre gli altri non sono particolarmente memorabili, a parte il dottor Connors, che però rappresenta il classico scienziato che si fa prendere dalla brama di potere. La regia non ha guizzi particolarmente originali ma regge per tutto il film, idem per la colonna sonora, con le classiche musiche epiche da film di supereroi. A parte qualche elemento francamente evitabile (tipo le scene comiche inserite a caso e Peter che si toglie troppo spesso la maschera) The Amazing Spider-Man quindi è un film non eccezionale, ma che si lascia guardare senza problemi, con la speranza che il già annunciato sequel sviluppi per il meglio gli elementi migliori di questo primo capitolo.
VOTO: 6,5/10

Il Cattivo.



Scheda Tecnica
Titolo:
The Amazing Spider-Man
Regia:
Marc Webb
Soggetto:
James Vanderbilt, Stan Lee, Steve Ditko (fumetto)
Sceneggiatura:
James Vanderbilt, Alvin Sargent, Steve Kloves
Anno:
2012
Genere:
Supereroi, azione, fantascienza, drammatico
Interpreti Principali:
Andrew Garfield, Emma Stone, Rhys Ifans, Martin Sheen
Durata:
136 min
Nazionalità:
USA
Colore:
Colore

Men in Black 3

Premetto che questo film non l’ho visto in 3D ma m’è sembrato che le scene fatte per il 3D non fossero poi così tante.
Un’altra premessa è che Men in black è sempre stato uno dei miei film preferiti, ed anche il secondo episodio, sebbene molto inferiore al primo, non l’ho disprezzato del tutto.
Sapendo che in Men in black 3 ci sarebbe stato un viaggio nel tempo, siccome io adoro i film coi viaggi nel tempo, le mie aspettative erano altissime…
Il criminale intergalattico Boris “l’animale”, ultimo sopravvissuto della sua razza, evade da un carcere di massima sicurezza situato sulla Luna, dov’è stato rinchiuso per 40 anni, dopo essere stato arrestato dall’ancora giovane agente K. Dopo la fuga, torna indietro nel tempo per evitare tutta quella serie di eventi che porteranno al suo arresto ed all’estinzione della sua razza, cambiando però anche il corso della storia e quindi il presente. Sarà l’agente J l’unico a rendersi conto che qualcosa non va e a cercare di risistemare le cose.
Il terzo capitolo della saga degli uomini in nero ha delle basi abbastanza buone: una trama non eccezionale ma comunque potenzialmente coinvolgente, una discreta caratterizzazione dei personaggi secondari e alcune trovate interessanti come il far passare come alieni Lady Gaga, Tim Burton o Yao Ming (sì, quello del meme), oppure mostrarci Andy Warhol come un man in black sotto copertura. Dopo averci abituato a vedere i mezzi dei MiB sempre più evoluti, inoltre, a questo giro vediamo neuralizzatori e pistoloni spaziali dal design decisamente vintage.
Il problema grosso del film è che risulta un po’ fiacco, tirato via: a quindici anni dal primo Men in black il regista Barry Sonnenfeld, su uno script di Etan Cohen (da non confondere con l’Etan dei Coen brothers) mette su un film che non convince. Ok, ci sono alcuni risvolti emozionali nella storia dei protagonisti che non sono da sottovalutare, ma sono messi sul piatto in maniera frettolosa, quasi perché si dovesse.
Anche per quanto riguarda la recitazione non ci sono molti elogi da fare. La proverbiale simpatia di Smith (J) non viene sfruttata a pieno e Josh Brolin (K nel passato) non offre chissà quale performance; interessante invece Tommy Lee Jones nei panni di un agente K ormai attempato che non riesce a esprimere le proprie emozioni ma che, in alcune scene, pur rimanendo impassibile, fa trasparire qualcosa di forte. 
In sintesi, agli amanti degli uomini in nero questo film fa storcere un po’ il naso. Se da un lato si è contenti di rivedere J e K di nuovo insieme, dall’altro le aspettative sono un po’ tradite.

VOTO: 6/10

Il Buono

Scheda Tecnica
Titolo:
Man in Black 3
Regia:
Barry Sonnenfel
Soggetto:
Lowell Cunningham (fumetto)
Sceneggiatura:
Etan Cohen
Anno:
2012
Genere:
Azione, commedia, fantascienza
Interpreti Principali:
Will Smith, Tommy Lee Jones, Josh Brolin, Jemaine Clement, Emma Thompson
Durata:
103 min
Nazionalità:
USA
Colore:
Colore

Ghost Rider - Spirito di Vendetta


Johnny Blaze, dopo essersi isolato dal mondo per poter tenere sotto controllo il demone che vive dentro di lui, viene contattato da un monaco che lo ingaggia per trovare un bambino di nome Danny e sua madre. In cambio gli viene offerta la liberazione dalla maledizione che lo affligge da quando ha firmato il patto con Satana, quindi Johnny accetta il lavoro non sapendo che anche il diavolo in persona sta cercando il bambino. Dopo l'insuccesso commerciale del primo episodio la Marvel ha deciso di ripartire da capo: Ghost Rider - Spirito di Vendetta infatti non è un sequel, bensì un nuovo inizio, collegato al primo film solo dall'attore protagonista. In cabina di regia troviamo Mark Neveldine e Brian Taylor, che spingono tutta la pellicola nella direzione più appropriata, cioè verso tanta azione casinara, fiamme, moto, catene e demoni. Le scene d'azione non sono male quindi, anche se spesso si cerca l'inquadratura fuori dal comune ad ogni costo, calcando un po' la mano e rendendo tutto il resto quasi brutto da vedere. Nel tentativo di essere originali forzatamente infatti i registi hanno reso questo film un insieme di riprese mosse, inquadrature sghembe, movimenti continui, che magari durante le scene più agitate ci possono anche stare, ma dato che ce ne sono proprio poche, Ghost Rider - Spirito di Vendetta non si regge in piedi. Esatto, poche scene d'azione: i combattimenti e gli inseguimenti sono concentrati all'inizio e alla fine, e nella parte centrale c'è quella che dovrebbe essere l'introspezione psicologica dei personaggi, in pratica una sequenza di dialoghi lentissimi, silenzi dal profondo significato (ma quando mai?) e battute scritte male. La computer grafica non è il massimo, dato che il Rider si muove in modo abbastanza legnoso, anche se devo ammettere che l'effetto del fuoco e del fumo che fanno da scia alla moto è reso molto bene, in un modo quasi fumettoso. Non parliamo degli attori, a me sta anche simpatico Nicolas Cage, ma già che non è il massimo dell'espressività, perché non legge le sceneggiature prima di firmare i contratti? Penso che per rendere al meglio su pellicola un personaggio estremo e particolare come Ghost Rider serva un regista che dia una forte impronta personale al tutto (magari spingendo sul trash, visto che un motociclista con la testa in fiamme che ha firmato un patto con il demonio si presterebbe bene), magari uno come Rodriguez, che di tamarrate se ne intende. Un'occasione sprecata per rilanciare un personaggio che potrebbe avere molto più successo.
VOTO: 4,5/10

Il Cattivo.



Scheda tecnica 
Titolo:
Ghost Rider - Spirito di Vendetta
Titolo originale:
Ghost Rider: Spirit of Vengeance
Regia:
Mark Neveldine e Brian Taylor
Soggetto:
David S. Goyer (fumetto)
Sceneggiatura:
Scott Gimple, Seth Hoffman, David S. Goyer
Anno:
2012
Genere:
Azione, supereroi, fantastico
Interpreti Principali:
Nicolas Cage, Johnny Whitworth, Ciarán Hinds, Violante Placido
Durata:
95 min
Nazionalità:
USA
Colore:
Colore

The Avengers

Dopo essere stato sconfitto dal fratello Thor, Loki ha passato il suo tempo meditando vendetta, e ora grazie all'aiuto di un potente esercito fornitogli da un misterioso alieno intende invadere la Terra per dimostrare la sua superiorità. Resosi conto del grave pericolo, Nick Fury, direttore dello S.H.I.E.L.D., decide di rispolverare il progetto Avengers, riunendo i più straordinari supereroi del pianeta e facendoli combattere per il bene comune. Dopo molta attesa e numerosi film che hanno fatto da premessa (Iron Man, Iron Man 2, Captain America - Il primo Vendicatore, Thor), finalmente arriva sul grande schermo l'opera dedicata al potente gruppo di eroi nati in casa Marvel. Le aspettative erano altissime, e il progetto non era dei più facili, ma bisogna dirlo: il regista Joss Whedon è riuscito pienamente in uno dei lavori più complicati degli ultimi anni. Far convivere in un unico film così tanti personaggi con così tante storie alle spalle, senza tralasciarli o senza dare più spazio ad uno o all'altro è un'impresa che ancora adesso, a varie ore dalla visione, faccio fatica a credere possibile. Eppure è così, e Whedon ha trovato l'equilibrio giusto, collegando ogni personaggio agli altri in modo coerente e dando a tutti il giusto spazio. Per più di metà pellicola assistiamo alla formazione dei Vendicatori, allo scontro tra le diverse personalità e alla presentazione (in breve ovviamente, se volete sapere tutto dovete vedere gli altri film) dei vari background che hanno portato ogni personaggio ad essere quello che è. Ma non aspettatevi un film noioso e incentrato sui dialoghi, perché The Avengers è tutt'altro, e le scene d'azione sono inserite in modo da non far calare mai l'attenzione, e sono sempre avvincenti e ben costruite. Ma se quello che vedrete nella prima metà vi sembrerà esaltante, aspettate la seconda parte: dal momento in cui l'esercito di Loki invade New York non ci sarà più un attimo di pace e l'azione prenderà il sopravvento, mostrandoci i Vendicatori finalmente uniti e liberi di dimostrare al mondo di cosa sono capaci, in un mega combattimento che chiamare epico è dir poco. Il cast è ormai consolidato, dato che praticamente ognuno è già comparso nello stesso ruolo in almeno un altro film, e la new entry Mark Ruffalo (che sostituisce Edward Norton) riesce a dare un'ottima interpretazione di un Bruce Banner rassegnato ma allo stesso tempo molto arrabbiato e di un Hulk che spacca, in ogni senso. Da buon appassionato Whedon ha inserito qua e là riferimenti e citazioni alle storie a fumetti sia dell'universo Ultimate che del vecchio universo Marvel e anche ai film precedenti (tra cui una scena dopo i titoli di coda che lascia presagire un sequel), riferimenti che renderanno la visione ancora più divertente per tutti i fan. Volendo trovare qualche difetto si potrebbe parlare di una colonna sonora che avrebbe potuto essere un po' più epica e memorabile, o del design dei nemici che risulta un po' troppo fantasy, ma di fronte a personaggi ottimamente caratterizzati, dialoghi divertenti e ben scritti, scene d'azione esaltanti ed effetti speciali al massimo delle loro possibilità, quei piccoli particolari negativi si annullano, e The Avengers ci lascia solo la sensazione di aver visto uno dei migliori film di supereroi mai prodotto.
VOTO: 8,5/10

Il Cattivo.



Scheda tecnica
Titolo:
The Avengers
Regia:
Joss Whedon
Soggetto:
Marvel Comics (fumetti)
Sceneggiatura:
Joss Whedon
Anno:
2012
Genere:
Fantascienza, azione, supereroi
Interpreti Principali:
Rober Downey Jr., Chris Evans, Mark Ruffalo, Chris Hemsworth, Scarlett Johansson, Jeremy Renner, Tom Hiddleston, Samuel L. Jackson, Clark Gregg
Durata:
143 min
Nazionalità:
USA
Colore:
Colore

In Time

In un futuro non molto diverso dal presente, la scienza ha eliminato l’invecchiamento e la crescita delle persone si ferma a 25 anni. Tuttavia, per eliminare il problema della sovrappopolazione, raggiunti i 25 anni anni parte un countdown, scandito da un orologio cutaneo, alla fine del quale si è destinati a morire. Il tempo quindi sostituisce il denaro: lo si può guadagnare, rubare, oppure lo si può vendere ad un altissimo tasso d’interessi, permettendo così ai ricchi di arricchirsi sempre di più, diventando praticamente immortali, ed ai poveri di vivere alla giornata, senza speranza di un domani. In questo scenario, il giovane Will Salas – sono tutti giovani, anche se alcuni hanno oltre un secolo – avrà l’occasione di improvvisarsi moderno Robin Hood rubando tempo ai ricchi per darne ai poveri.
Il messaggio del neozelandese Andrew Niccol, che ha scritto e diretto il film, è evidente: durante la storia più di una volta il tempo viene esplicitamente paragonato al denaro (anche se in questo futuro il denaro non esiste più), ma la precisazione è inutile, si capisce da subito che la critica del regista è rivolta alla società contemporanea, nello specifico, alla distribuzione delle ricchezze.
Il soggetto di In time è davvero molto interessante, peccato però che non venga sfruttato bene. Dalla regia alla recitazione, il film, per quanto ben fatto, risulta un po’ fiacco. Dire che annoia forse è un po’ esagerato, ma non riesce a catturare troppo chi guarda. Ha il pregio di non essere una  pellicola esagerata; ma se da un lato non è un’americanata (il regista, ricordo, è neozelandese), dall’altro non osa neanche più di tanto. I contenuti sono poco approfonditi, alcune scene risultano ripetitive e c’è qualche buco a livello di sceneggiatura.
Gli attori sono tutti poco incisivi: Justin Timberlake, Amanda Seyfried e Cillian Murphy, protagonisti della pellicola, offrono un’interpretazione poco convincente; molto più efficaci Olivia Wilde e Vincent Kartheiser, che però hanno parti secondarie.
È un vero peccato vedere idee così interessanti sviluppate appena, come se, una volta trovato il soggetto innovativo, poi non si ritenga necessario approfondirlo. Tanto valeva fare un cortometraggio!

VOTO 6 meno meno/10

Il Buono


Scheda Tecnica
Titolo:
In Time
Regia:
Andrew Niccol
Sceneggiatura:
Andrew Niccol
Anno:
2011
Genere:
Fantascienza, azione
Interpreti Principali:
Justin Timberlake, Amanda Seyfried, Cillian Murphy, Olivia Wilde, Vincent Kartheiser
Durata:
109 min
Nazionalità:
USA
Colore:
colore

Star Wars: Episodio I - La Minaccia Fantasma

Per protestare contro la tassazione delle rotte commerciali la Federazione dei Mercanti crea un blocco attorno al pacifico pianeta Naboo. Per risolvere questa crisi il cancelliere della Repubblica invia due ambasciatori Jedi per trattare con i capi della Federazione, ma i due cavalieri si troveranno ad affrontare qualcosa di più oscuro ed elusivo. Con La Minaccia Fantasma George Lucas pone il primo mattone che formerà le fondamenta dell'universo di Star Wars: si tratta infatti del primo di tre prequel usciti a vent'anni di distanza dalla trilogia originale. Dopo così tanti anni di attesa c'erano molte aspettative da deludere, e difatti i fan hanno accolto l'episodio I con diffidenza e parecchie critiche. Anche secondo me questo capitolo è il più debole della saga, ma i difetti che si trovano ne La Minaccia Fantasma non sono né più né meno che quelli che si trovano in ogni episodio di Star Wars, solo molto accentuati: la recitazione non proprio eccelsa (complice anche l'uso massiccio di computer grafica che rende difficile agli attori relazionarsi con personaggi che non esistono concretamente), astronavi e armi che sembrano messe lì per vendere più giocattoli possibili, rapporti tra i personaggi ingenui o poco profondi, continue strizzate d'occhio al pubblico più giovane, con personaggi a dir poco ridicoli che hanno lo scopo di divertire i bambini. Il film di per sè risulta poco equilibrato, con una prima parte quasi noiosa con elementi politici che sono trattati in modo fin troppo complesso per una pellicola del genere, per poi passare all'azione sfrenata (la corsa dei Podracer è emozionante anche dopo varie visioni) che coinvolge un antipatico bambino ("Yippeee") che, non sembrerebbe, ma sarà il futuro Darth Vader. Non dimentichiamo anche Jar Jar Binks, forse il personaggio più odiato della saga, che con la sua comicità infantile mette a dura prova la sopportazione dello spettatore. Quello che molti non pensano quando sparano tutte queste critiche (che sono comunque valide) è che, come dice il titolo, questo è solo l'episodio I. Star Wars è una mega storia divisa in capitoli per comodità, ma che vista nella sua completezza, e sforzandosi di non avere una visione troppo seriosa (Geoge Lucas in fondo è un bambinone) perde buona parte dei suoi difetti. La Minaccia Fantasma non è un capolavoro, e se si inizia a vedere la serie da questa pellicola si rischia di non rimanere molto colpiti, ma fidatevi ed andate avanti, potrete apprezzare molto di più l'opera dopo aver seguito tutta la storia.
VOTO: 6,5/10

P.S. È ora nei cinema la conversione in 3D di questo episodio (con anche qualche modifica agli effetti speciali, Yoda in computer grafica invece che in pupazzo, ad esempio). Non sarà un cambiamento rivoluzionario, ma il 3D è molto adatto ad una pellicola del genere, e non risultando troppo invadente dona qualcosa in più alla visione. Cercate di andare a vederlo, così anche gli altri episodi verrano riproposti al cinema.

Il Cattivo.

Scheda tecnica
Titolo:
Star Wars: Episodio I - La Minaccia Fantasma
Titolo originale:
Star Wars Episode I: The Phantom Menace
Regia:
George Lucas
Sceneggiatura:
George Lucas
Anno:
1999
Genere:
Fantascienza, azione, avventura
Interpreti Principali:
Liam Neeson, Ewan McGregor, Natalie Portman, Jake Lloyd
Durata:
133 min
Nazionalità:
USA
Colore:
Colore

La Città Perduta / La Città dei Bambini Perduti

L’epoca in cui è ambientato questo film non è specificata. In quanto a scenografie ed oggettistica si può definire steampunk (quel filone fantascientifico che mischia scenari e tecnologie antiche con innovazioni moderne – come Wild wild west, per intenderci), con ambientazioni e atmosfere tipicamente francesi.
La trama è piuttosto intrecciata e pregna: una creatura super intelligente che invecchia troppo velocemente perché non riesce a sognare; un uomo forzuto ma un po’ ottuso che deve ritrovare il suo fratellino, rapito dai componenti di un’associazione criminale composta da non vedenti con occhi artificiali; palombari smemorati; due gemelle siamesi, attaccate per una gamba, che sfruttano degli orfanelli mandandoli a rubare in mezzo alla strada. Tutto questo in (quella che suppongo sia) una Francia squallida, fumosa e poco raccomandabile.
Marc Caro e Jean-Pierre Jeunet (quest’ultimo sicuramente più conosciuto per Il favoloso mondo di Amélie), coppia già rodata alla regia di alcuni corti e un film, danno vita ad una pellicola visionaria, cupa ma intrigante. I toni sono quelli che solitamente caratterizzano i film di Jeunet: colori caldi bilanciati da un verde spesso acidulo.
Ottima anche la fotografia di Darius Khondji che con primi piani, inquadrature inclinate e uso di obiettivi grandangolari riesce a rendere in modo sorprendente l’atmosfera piuttosto tetra del film.
La città perduta o La città dei bambini perduti (si trova con entrambi i titoli) è un film corale, ma, tra i vari protagonisti, quello che spicca di più è sicuramente il personaggio interpretato da Ron Perlman; tra gli altri attori, Daniel Emilfork e Dominique Pinon (presente nella maggior parte delle pellicole di Jeunet).
Un’opera che non si digerisce con facilità e, probabilmente, necessita di una seconda visione, non tanto per capire la trama intrecciata ma comunque semplice, quanto per entrare nelle atmosfere della città perduta.

VOTO: 7,5

Il Buono


Scheda tecnica
Titolo:
La città perduta / La città dei bambini perduti
Titolo Originale:
La cité des enfants perdus
Regia:
Marc Caro, Jean-Pierre Jeunet
Sceneggiatura:
Marc Caro, Jean-Pierre Jeunet, Gilles Adrien
Anno:
1995
Genere:
Avventura, commedia, drammatico, fantascienza
Interpreti Principali:
Ron Perlman, Daniel Emilfork, Judith Vittet, Dominique Pinon, Jean-Claude Dreyfus, Geneviève Brunet, Odile Mallet
Durata:
112 min
Nazionalità:
Francia, Germania, Spagna
Colore:
Colore

Super 8


Per chi come me ha resistito fino all'ultima puntata dell'innovativa, quanto talvolta delirante, serie tv Lost, non poteva lasciar passare inosservato il nuovo film del suo creatore J.J. Abrams. Protagonisti di questa storia sono dei ragazzini, accomunati dall'idea di girare un film horror/splatter da presentare ad un festival cinematografico locale. Per rendere la pellicola di maggiore impatto, i ragazzi una notte scappano di casa e si dirigono verso una stazione abbandonata, maggiormente suggestiva per l'effetto che volevano ricreare. Mentre stanno girando però, avviene uno schianto incredibile, un pick up si fracassa volontariamente contro un treno in corsa, facendolo deragliare e causando un'immensa catastrofe. I ragazzini incredibilmente rimangono incolumi e la loro telecamera nonostante si sia ammaccata e non si possa aggiustare, ha girato tutto lo schianto nella pellicola super 8, da cui prende il proprio nome il film. Ciò che filmeranno sarà molto misterioso, e dopo pochi istanti dallo schianto l'air force prenderà in consegna il caso tenendo segreto alla popolazione residente, cosa trasportava il treno. Da qui in poi avverrano strane sparizioni nel paese e il vice sceriffo (nonché padre di uno dei ragazzini) si avventurerà nella ricerca della verità, scoprendo cose sconcertanti. 
La storia è ben costruita, non ci si annoia e la tensione cresce col progredire degli eventi. Abrams riprende dei temi a lui cari come quello del disastro come punto di partenza (vedi Lost). La storia ricorda molto anche Stand by Me di Reiner e marginalmente anche E.T. L'extraterrestre di Spielberg (quest'ultimo produttore del film). Ma è la complessità del film a renderlo particolarmente interessante, ci sono generi diversi che si intrecciano come la fantascienza, il thriller, il drammatico; diverse trame una dentro l'altra e si affrontano diversi temi: l'amicizia, l'amore, la famiglia, la paura. In tutto questo guazzabuglio però Abramas mantiene magistralmente le fila della storia, creando un opera di tutto rispetto. Unica pecca è che tende a riprendere troppo i film del passato, facendone un collage (comunque notevole). Cosa che accade ad esempio, per film di stile completamente diverso, in alcune pellicole di Tarantino. Per quanto riguarda gl'attori i ragazzi sono fenomenali, specialmente Elle Fanning (sorella di Dakota Fanning). Fra gli adulti alcuni volti sono rubati alle serie (Kyle Chandler a Ultime dal cielo, David Gallagher a Settimo cielo) ma comunque sono tutti adatti alla parte assegnata.
Un film riuscito che ci porta indietro nel tempo ma che si caratterizza, per gli effetti e i personaggi, ad un cinema più standardizzato, tipico dei nostri tempi.

Voto : 7.5/10
Il brutto
Scheda Tecnica
Titolo:
Super 8
Regia:
J.J. Abrams
Soggetto:
J.J. Abrams
Sceneggiatura:
J.J Abrams
Anno:
2011
Genere:
Fantascienza, Thriller
Interpreti Principali:
Joel Courtney, Elle Fanning, Kyle Chandler
Durata:
112 min
Nazionalità:
USA
Colore:
Colore

Lanterna Verde

Abin Sur, un alieno facente parte del corpo di guardiani spaziali noto come Lanterne Verdi precipita sulla Terra dopo uno scontro con il terribile Parallax. Trovandosi in punto di morte l'extraterrestre sceglie un suo successore tra i terrestri, e il prescelto è Hal Jordan, un pilota collaudatore sbruffone e sprezzante del pericolo. Ricevuto l'anello che convoglia il potere della volontà, Hal diventa così la prima Lanterna Verde umana, trovandosi a combattere contro i pregiudizi degli altri guardiani che non lo ritengono degno e soprattutto contro il nemico più grande, la paura. Nuovo (ennesimo?) film supereroistico, Lanterna Verde è un tentativo della DC Comics di far conoscere al grande pubblico un personaggio che non raggiunge certamente in fama altri supereroi come Superman e Batman. Il film infatti spiega molto bene le origini di Lanterna Verde, infarcendole di buone scene d'azione (il merito di queste forse va più alla libertà creativa data dai poteri del protagonista, dato che ha un anello che può materializzare qualunque suo pensiero). La pellicola però non decolla mai, risultando un po' troppo lenta e in certi punti inconcludente, tra dialoghi e battute che sanno di vecchio. È questo il problema principale di Lanterna Verde, che si trova ad essere un film uscito fuori tempo massimo; mi spiego: dopo la decostruzione che ha subito negli ultimi anni la figura del supereroe (cinematograficamente parlando ad esempio con Watchmen, Kick-Ass o Il Cavaliere Oscuro), non funziona più un eroe che, già di per sé superiore alla gente comune, riceve anche poteri che lo rendono ancora migliore, anzi risulta quasi antipatico, prendendosi troppo sul serio. Le poche battute che dovrebbero ironizzare sul protagonista non fanno praticamente mai ridere, e si finisce per provare quasi pietà per il povero antagonista che non ha fatto niente di male per meritare quello che gli succede. Un personaggio come questo Hal Jordan e una storia raccontata in questo modo potevano funzionare anni fa, ma oggi danno proprio l'impressione di qualcosa di già visto e rivisto. Date le carenze (non sono proprio carenze, ma non saprei come altro definirle) fondamentali nella storia e nei personaggi, non bastano elementi ben fatti come le già citate scene d'azione o i bei costumi e il trucco degli alieni a rendere Lanterna Verde un film sufficiente. Fosse stato almeno un po' più ritmato avrei potuto dargli mezzo punto in più.
VOTO: 5/10

Il Cattivo.

Scheda Tecnica
Titolo:
Lanterna Verde
Titolo originale:
Green Lantern
Regia:
Martin Campbell
Soggetto:
Martin Nodell, Bill Finger (Fumetto)
Sceneggiatura:
Greg Berlanti, Michael Green, Marc Guggenheim, Michael Goldenberg
Anno:
2011
Genere:
Supereroi, fantascienza, azione
Interpreti Principali:
Ryan Reynolds, Blake Lively, Mark Strong
Durata:
114 min
Nazionalità:
USA
Colore:
Colore

Captain America - Il Primo Vendicatore

Anche se siamo ufficialmente in ferie, è nostra norma recensire comunque film che sono attualmente nelle sale, ed ecco uno di quelli.


Siamo nel 1942, in piena Seconda Guerra Mondiale, e Steve Rogers è un giovane americano che desidera ardentemente entrare nell'esercito per servire il suo paese. Dopo vari rifiuti causati dal suo fisico gracile e dalla sua debolezza, viene notato dal dottor Abraham Erskine che vede in lui il coraggio e la bontà che stava cercando per creare il primo supersoldato americano. Una volta sperimentato su Steve il siero di sua invenzione, il dottore viene ucciso da una spia dell'HYDRA, la divisione di ricerca tecnologica finanziata da Hitler e guidata da Johann Schmidt, alias il Teschio Rosso, la prima persona su cui Erskine aveva testato la sua formula ancora incompleta. Su Steve l'esperimento è un completo successo, donandogli forza, resistenza e agilità sovrumane, e trasformandolo così in Capitan America, la nuova arma americana contro i nazisti. Ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale (a parte qualche minuto all'inizio e alla fine) Captain America - Il Primo Vendicatore è proprio per questo un film atipico nella ormai enorme lista di prodotti cinematografici dedicati ai supereroi, ricordando e addirittura citando esplicitamente vecchie pellicola d'azione alla Indiana Jones e i Predatori dell'Arca Perduta. La prima metà del film è solida, divertente e appassiona lo spettatore, seguendo la nascita di Cap, facendoci capire quali sono le sue motivazioni, ma senza perdersi in eccessive spiegazioni psicologiche: è buono e coraggioso, biondo, con gli occhi azzurri e incarna l'ideale americano, tanto basta. Una delle sequenze migliori è quella che ci mostra il periodo in cui il protagonista è costretto a partecipare a ridicoli spettacoli di propaganda che gli permettono di diventare un mito per gli americani (con tanto di fumetti e film su di lui), ed è una parte che rende il tutto ancora più credibile e ben fatto. Purtroppo la seconda metà del film è meno consistente, inserendo qua e là sequenze o elementi che minano un po' la credibilità della storia, tra soldati comuni che compiono le stesse prodezze che compie Capitan America e l'eroe che si infiltra in un campo nazista senza che nessuno si renda conto che c'è un estraneo che cammina tranquillamente all'interno della struttura. Ingenuità a parte, che forse sono volute per dare alla storia un sapore un po' retro, e sorvolando su qualche bruttura evitabile in fase di montaggio, Captain America - Il Primo Vendicatore risulta comunque un'opera avventurosa e abbastanza ritmata, con quasi tutti buoni attori (Tommy Lee Jones non fa praticamente niente ma buca sempre lo schermo) e una trama che anche se sa di già visto riesce a coinvolgere lo spettatore. Non dimenticatevi della scena dopo i titoli di coda, questa volta è da vedere assolutamente.

VOTO: 7/10

P.S. Gli costava tanto tradurre Captain America in Capitan America? È fastidioso sentire che lo chiamano così!

Il Cattivo.

Scheda Tecnica
Titolo:
Captain America - Il Primo Vendicatore
Titolo originale:
Captain America: The First Avenger
Regia:
Joe Johnston
Soggetto:
Joe Simon, Jack Kirby (Fumetto)
Sceneggiatura:
Christopher Markus, Stephen McFeely
Anno:
2011
Genere:
Azione, guerra, fantascienza, supereroi
Interpreti Principali:
Chris Evans, Hugo Weaving, Hayley Atwell, Tommy Lee Jones, Stanley Tucci
Durata:
124 min
Nazionalità:
USA
Colore:
Colore

Brazil

“Da qualche parte nel XX secolo” – come recita l’inizio del film – il mondo è immerso nell’alienazione più totale; cinismo e burocrazia la fanno da padrone. Manca poco che servano dei moduli anche per andare al bagno. Tubature ovunque, che servono per controllare l’attività sociale di ognuno. Un uomo viene arrestato ingiustamente, a causa di un errore di stampa, e da qui si scatenerà una serie di eventi di cui sarà vittima Sam Lowry, un povero addetto agli archivi del Dipartimento dell’Informazione. Lowry si troverà a dover fuggire dal potere, burocratico e non, inseguendo una donna che ama, ma che conosce solo in sogno.
L’intreccio della trama di Brazil è così fitto che bisogna stare attenti a non perdersi neanche un passaggio. L’unico aggettivo che mi viene in mente per descrivere il film di Terry Gilliam è “strano”. Strane le atmosfere, cupe e aleatorie; strani i personaggi, netti ma sfuggenti; strani gli eventi, imprevedibili e inquietanti.
Fortemente ispirato alla letteratura distopica, questo film è un inno ad una delle attività che il potere tende a distruggere: sognare. Proprio per questi due aspetti il film doveva intitolarsi 1984 & ½, palese omaggio al capolavoro di Orwell ed ad una delle più celebri opere di Fellini.
I temi che Gilliam tratta in questo film vengono analizzati in modo particolare, non direttamente, ma neanche con metafore troppo dispersive. In una delle sequenze finali uno dei protagonisti viene inghiottito da una massa di fogli, una chiarissima critica al potere delle scartoffie burocratiche.
È da evidenziare anche l’interessante rapporto che si crea tra mondo reale e sogno: il modo in cui il regista proietta avvenimenti reali nel livello onirico.
Un film permeato da un’atmosfera tetra e pungente; un’angoscia sempre maggiore che torna, più forte di prima, quando sembra che tutto inizi ad andare bene.
La pellicola non manca inoltre di situazioni particolarmente grottesche, c’è da ricordare che Gilliam è uno dei Monty Python, e quest’appartenenza si vede eccome. Si vede soprattutto nei personaggi che sono estremamente caratterizzati e che non escono mai dal loro limite, grazie anche alle eccellenti interpretazioni di Jonathan Pryce, Kim Greist, Robert De Niro e altri attori più o meno noti.
Menzione obbligatoria per la citazione della scena più famosa de La corazzata Potëmkin, riprodotta fedelmente, ma con gli elementi futuristici del film.
Un’opera ben riuscita sotto tutti gli aspetti, Brazil è un film per chi apprezza la distopia e la fantascienza, per chi crede nei sogni ma vede nella società attuale solo barriere…ma anche per tutti gli altri!

VOTO 8,5/10

Il Buono

Scheda tecnica
Titolo:
Brazil
Regia:
Terry Gilliam
Soggetto:
Terry Gilliam
Sceneggiatura:
Terry Gilliam, Tom Stoppard, Charles McKeown
Anno:
1985
Genere:
Fantascienza, drammatico
Interpreti Principali:
Jonathan Pryce, Kim Greist, Robert De Niro, Ian Holm, Bob Hoskins, Michael Palin.
Durata:
132 min
Nazionalità:
Gran Bretagna
Colore:
colore

Source Code

MyMovies dava la possibilità di vedersi questo film in anteprima. Gratis. Perché non approfittarne?

Ero molto scettico quando ho visto il trailer di questo film; ma non mi ero accorto che la regia fosse di Duncan Jones, cosa che mi ha spinto ad andare a vederlo, visto che Moon, prima pellicola del regista inglese, mi aveva particolarmente colpito.
Chicago, un futuro più o meno prossimo. Un giovane capitano dell’esercito americano si ritrova in un esperimento governativo, chiamato Source Code, nel quale, grazie ad una particolare capsula, è possibile rivivere gli ultimi 8 minuti della vita di una persona. Viene così “trapiantato” nel corpo di un uomo che era su un treno fatto saltare da una bomba; la sua missione è quella di scoprire chi è l’attentatore prima che compia un’altra annunciata catastrofe.
Detta così, può sembrare un’americanata col Rambo di turno, sparatorie ovunque e esplosioni ogni mezzo minuto. Invece Jones, su uno script di Ben Ripley – e sulla falsariga di film come Deja Vu o Sliding Doors – mette su un film che risulta piuttosto interessante.
In Source code c’è un po’ di tutto: la fantascienza, il thriller, l’azione, la psicologia e l’amore.
Fortunatamente non hanno usato il pretesto del giovane soldato per fare la solita paternale sulla guerra. Anzi, c’è una bella svolta dal punto di vista… razziale.
È vero, non siamo davanti ad un film che brulica di plausibilità, ma se le premesse sono quelle della finzione pura, perché preoccuparsi del “questo è possibile, questo no”? Ci sono giusto un paio di punti che lasciano leggermente perplessi, ma che comunque non vanno ad intaccare quello che, secondo me, è un film ben riuscito.
Forse il suo predecessore, vuoi per le atmosfere lunari, vuoi per il fattore psicologico, era più d’impatto, grazie anche ad una forte componente visiva che forse qui viene a mancare un po’.
Ottimo lavoro anche per l’attore Jake Gyllenhaal, su cui il ruolo del protagonista riesce a reggersi benissimo.
Cosa faresti se sapessi che ti resta da vivere solo un minuto?

VOTO: 7/10

Il Buono


Scheda tecnica
Titolo:
Source Code
Regia:
Duncan Jones
Sceneggiatura:
Ben Ripley
Anno:
2011
Genere:
Fantascienza, thriller
Interpreti Principali:
Jake Gyllenhaal, Michelle Monaghan, Vera Farmiga, Jeffrey Wright
Durata:
93 min
Nazionalità:
USA, Francia
Colore:
Colore

Il Pianeta delle Scimmie

Un’astronave viaggia per 18 mesi alla velocità della luce; 18 mesi che, per lo scorrere normale del tempo, sono 2100 anni. Precipitati su un pianeta sconosciuto, i tre membri sopravvissuti all’impatto, iniziano ad esplorare la zona alla ricerca della vita. Stanno quasi per rassegnarsi alla morte quando scoprono che il pianeta è abitato da esseri umani ad uno stadio assolutamente primitivo e da un’altra specie, che invece è civilizzata: le scimmie. Scimmie che stanno in posizione eretta, parlano (la lingua corrente degli astronauti), si vestono, abitano in case costruite e soprattutto, cacciano l’uomo come se fosse la specie animale. I tre si troveranno proprio in mezzo ad una di queste battute di caccia e solo uno sopravvivrà, trovandosi poi prigioniero della “razza superiore”.
Datato 1968 (stesso anno di uscita del caposaldo della fantascienza firmato Kubrick) e basato sull’omonimo romanzo di Pierre Boulle, Il pianeta delle scimmie è un film interessante dal punto di vista dei contenuti e del messaggio, ma a livello registico sembra girato da due persone diverse. Talvolta Franklin Shaffner dirige l’opera con una certa abilità e coerenza, altre volte invece si lascia andare in zoomate che hanno dello spietato o in inquadrature e/o movimenti di macchine nei quali è difficile trovare un senso.
Anche nella trama ci sono delle falle che non trovano una giustificazione neanche nel finale “a sorpresa”. È vero che stiamo parlando di fantascienza, ma alcune cose non stanno davvero in piedi. Una su tutte: chi ha visto il film si sarà chiesto come le scimmie possano parlare inglese corrente – se può consolarvi nel libro di Boulle i primati parlano una loro lingua.
Un plauso va invece ai contenuti che sono principalmente l’eterna lotta tra scienza e religione e la cattiveria dell’essere umano. Temi non originali, ma affrontati, dallo sviluppo della trama, in modo tutt’altro che scontato, con svariati spunti ancora attualissimi.
La pellicola si regge sul celeberrimo attore Charlton Heston, protagonista indiscusso della storia, a volte dalla recitazione discutibile, se posso permettermi. Le altre figure non riescono a ricoprire un ruolo rilevante quanto quello del protagonista, un po’ anche a causa delle maschere da scimmia che sicuramente non aiutano l’espressività degli attori.
Il pianeta delle scimmie è un'opera che presenta delle gigantesche pecche in molte delle sue componenti, ma che si regge su un messaggio chiaro, affrontato in modo originale.

VOTO: 7,5/10

Il Buono

Scheda tecnica
Titolo:
Il pianeta delle scimmie
Titolo originale:
Planet of the apes
Regia:
Franklin J. Shaffner
Soggetto:
Pierre Boulle (romanzo)
Sceneggiatura:
Michael Wilson, Rod Serling
Anno:
1968
Genere:
Fantascienza
Interpreti Principali:
Charlton Heston, Roddy McDowall, Kim Hunter, Maurice Evans, Linda Harrison
Durata:
112 min
Nazionalità:
USA
Colore:
Colore

Sunshine

I film di fantascienza tendono ad assomigliarsi un po’ tutti. Fortunatamente però ognuno introduce sempre qualcosa di diverso in una linearità comune che trova le sue basi in film come 2001: Odissea nello Spazio, Alien, Solaris etc.
Danny Boyle, con Sunshine – scritto da Alex Garland, già collaboratore del regista inglese – prende elementi dai pilastri del filone per inserire alcune sue visioni personali.
La trama è ambientata in un futuro abbastanza prossimo, in cui il Sole si sta spegnendo piuttosto velocemente e otto astronauti, a bordo di un astronave denominata Icarus II, hanno il compito di sganciare un’enorme bomba nucleare su di esso per riattivarne le reazioni e quindi salvare l’umanità dall’estinzione. Durante il viaggio, nelle vicinanze di Mercurio, viene captato il segnale di soccorso di Icarus I, astronave che aveva tentato la stessa impresa 7 anni prima ma che aveva fallito per motivi mai scoperti. La scelta di avvicinarsi all’astronave causerà una serie di problemi che metteranno in serio pericolo la riuscita della missione.
La trama, come già detto, non è poi così originale; quasi prevedibile in alcuni momenti. Quello che fa di Sunshine un film interessante è sicuramente la regia di Boyle, unita ad una fotografia assolutamente all’altezza. Il regista ha sottolineato come nel film ci sia l’intenzione di capovolgere la paura del buio in paura della luce: la luce che brucia; che acceca; che, quando eccessiva, non permette di vedere.
Il cast è vario e tutti gli attori reggono la parte in modo discreto, senza strafare ma reggendo comunque bene. Da citare sicuramente Cillian Murphy, su cui si regge grossa parte della pellicola.
Personalmente ho trovato notevole anche la colonna sonora di John Murphy e degli Underworld; da ricordare come questi ultimi avevano messo la ciliegina sulla torta al finale di Trainspotting.

VOTO: 7,5/10

Il Buono

Scheda tecnica
Titolo:
Sunshine
Regia:
Danny Boyle
Soggetto:
Alex Garland
Sceneggiatura:
Alex Garland
Anno:
2007
Genere:
Fantascienza
Interpreti Principali:
Cillian Murphy, Cliff Curtis, Hiroyuki Sanada, Rose Byrne, Chris Evans
Durata:
107 min
Nazionalità:
Regno Unito, USA
Colore:
Colore