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Cloud Atlas

Sei storie si intrecciano in parallelo, ma solo nella narrazione, perché sono tutte ambientate in epoche e luoghi diversi, dal XIX secolo al 2300, passando per gli anni ’30, gli anni ’70, i giorni nostri ed un futuro più prossimo. Ogni protagonista di un’epoca viene a conoscenza di ciò che è successo a quello precedente attraverso un libro, un racconto, delle lettere, e ne resta influenzato, influenzando a sua volta il protagonista successivo.
Adattamento di un romanzo di David Mitchell, Cloud Atlas vede alla regia Tom Tykwer, affiancato successivamente dai fratelli Wachowski.
Il film tuttavia non è stato girato “a sei mani”, dal momento che Tykwer ne ha girato una parte e i Wachowski un’altra (con due troupe distinte), per poi assemblare il tutto in fase di montaggio. Questa differenza di regia talvolta può saltare all’occhio; è anche vero però che con l’intreccio serrato tra le varie storie – spesso alternate con frammenti di qualche secondo – si fa fatica a notare la differenza.
Ogni storia affronta un tema, ogni storia ha un suo protagonista che si batte per una causa: schiavitù, discriminazione, potere e altre colossali piaghe della società contro cui i personaggi del film iniziano una lotta che, nonostante venga dichiarata come persa in partenza dai vari antagonisti, vale la pena di essere combattuta.
Il coraggio delle imprese si tramanda di storia in storia, di vicenda in vicenda, ed ognuno farà la sua piccola rivoluzione. È proprio questo il tema centrale del film: una sorta di reincarnazione delle azioni, buone o cattive che esse siano.
Non a caso gli attori che interpretano i vari personaggi sono sempre gli stessi: alcuni destinati a rimanere buoni o cattivi per tutta la pellicola, altri che invece trovano il modo di redimersi.
Nel ruolo di uno dei cattivi non poteva che mancare Hugo Weaving, in parti che spesso ricordano l’agente Smith di Matrix o il V dell’altra celebre opera sceneggiata dai Wachowski. Tra gli interpreti principali: Halle Berry, Tom Hanks, Doona Bae, Jim Broadent e Jim Sturgess.
Drammatico, romantico, noir anni '70, comico, fantascientifico e post-apocalittico: questi sono i generi del film, che nonostante questo frullato non risulta affatto incoerente o caotico, ma riesce a mischiare bene ogni parte della storia, dal passato al futuro, facendo scorrere lisce quasi tre ore di visione.
L’intreccio è complesso ma lineare, la trama all’inizio sembra non avere un senso, ma col passare dei minuti i tasselli vanno al loro posto e tutto si chiarifica. Non è neanche problematico seguire sei storie contemporaneamente.
Nonostante le premesse, la pellicola risulta molto umile, se vogliamo. A differenza di quello che ci si poteva aspettare vedendo il trailer, non trasuda pomposità; qualche esagerazione c’è, ma nei punti giusti e mai così esasperata. Questo è facilmente spiegabile dal fatto che la produzione non è d’oltreoceano, ma tedesca (attualmente questo è il film più costoso che la Germania abbia mai prodotto). Il taglio europeo c’è e si vede, gli effetti speciali non la fanno da padrone, ma lasciano spazio a personaggi, sceneggiatura e trama.
La morale del film è la cosa che lega tutto in modo forte e si può riassumere nel concetto secondo il quale dalle nostre azioni dipende il nostro destino e quello degli altri, in qualsiasi epoca essi vivranno.

VOTO: 8/10

Il Buono
Scheda Tecnica
Titolo:
Cloud Atlas
Regia:
Tom Tykwer, Andy Wachowski, Lana Wachowski
Soggetto:
David Mitchell (romanzo)
Sceneggiatura:
Tom Tykwer, Andy Wachowski, Lana Wachowski
Anno:
2012
Genere:
Drammatico, Fantascienza, Thriller
Interpreti Principali:
Halle Berry, Tom Hanks, Doona Bae, Jim Broadent, Jim Sturgess, Hogo Weaving
Durata:
172 min
Nazionalità:
Germania, USA, Hong Kong, Singapore
Colore:
Colore

L'Uomo Senza Sonno

Trevor Reznik è un giovane operaio che non riesce a dormire da un anno. Fisicamente deperito e psicologicamente instabile, inizia ad avere alcune strane allucinazioni e perdite di memoria. Come se non bastasse crede di essere il bersaglio di un complotto…
L’uomo senza sonno (unica eccezione italiana; in ogni altra lingua si è adottata la traduzione dell’originale The Machinist) è un thriller dalla fortissima carica psicologica, uno di quei film che non manca di tenere teso il filo dell’inquietudine dall’inizio alla fine. Pochi colpi di scena, ma ben piazzati. Flash back e visioni che piano piano scavano nel passato del protagonista.
Equilibrato e lucido il regista Brad Anderson che cura l’estetica del film in modo minuzioso. I toni cromatici del film sono a metà tra il freddo e lo spento: niente di meglio per rendere l’idea di una percezione nebulosa e piatta della realtà.
Nei ruolo di Reznik troviamo un magrissimo Christian Bale, che per la realizzazione del film, datato 2004, è arrivato a pesare 54 chili, dovendo poi riacquistare una discreta massa muscolare per interpretare Bruce Waine per le riprese di Batman Begins. Ancora una volta le doti attoriali di Bale non mancano di emergere… forse l’unica scelta sbagliata è stata quella di affidare a Tonino Accolla la sua voce italiana.
Un film che non ha molte pretese ma che, nel suo piccolo, è un prodotto molto ben confezionato: ottima compenetrazione di trama, psicologia e aspetto estetico.

VOTO: 7,5/10

Il Buono
Scheda Tecnica
Titolo:
L’uomo senza sonno
Titolo Originale:
The Machinist
Regia:
Brad Anderson
Sceneggiatura:
Scott Kosar
Anno:
2004
Genere:
Thriller, drammatico
Interpreti Principali:
Christian Bale, Jennifer Jason Leigh, Aitana Sánchez-Gijón, John Sharian
Durata:
101 min
Nazionalità:
Spagna
Colore:
Colore

Misery non Deve Morire

Paul Sheldon è uno scrittore celebre soprattutto per i romanzi che hanno come protagonista Misery Chastain, un’eroina ottocentesca. In seguito ad un incidente, durante una bufera di neve, viene soccorso e ospitato da Annie Wilkes, che casualmente è anche una sua grandissima ammiratrice. Annie mostra subito degli evidenti segni di insania mentale e Paul scopre di essere prigioniero della sua salvatrice. Quando quest’ultima, nell’ultimo romanzo di Paul, leggerà che Misery muore, andrà su tutte le furie ed obbligherà lo scrittore a dare forma ad un nuovo romanzo dove far tornare in vita la sua eroina, non mancando di infliggergli delle dolorose torture per i motivi più disparati.
La trama di Misery non deve morire è tratta da un romanzo di Stephen King (intitolato semplicemente Misery), e le differenze con il libro sono molteplici. Sorvolando sulle modifiche fatte allo svolgimento della storia, per motivi puramente cinematografici, non si può non fare una critica ai personaggi. Paul Sheldon (interpretato da un James Caan forzatamente espressivo), eccetto che in qualche momento, manca di una particolare caratterizzazione anche nel romanzo, ma il personaggio di Annie Wilkes (Kathy Bates, forse esasperata ma accettabile) nella storia di King è descritto quasi minuziosamente, specie per quanto riguarda i comportamenti, mentre nel film gli sprazzi di pazzia sono pochi e mal distribuiti. Anche la suspense risulta fiacca, il taglio thriller risalta raramente e in maniera superficiale.
A differenza della grande maggioranza dei giudizi che ho letto in giro, secondo il mio parere, il film di Rob Reiner riesce solo in parte a trasporre la storia originale, soprattutto perché tralascia alcune componenti fondamentali che servirebbero a capire meglio i personaggi e il legame che si crea fra di loro. Seppur alcune parti sarebbero comunque state tagliate (il romanzo è abbastanza lungo), rimanere più fedeli all’opera di King avrebbe dato risultati migliori.

VOTO: 5,5/10

Il Buono

Scheda Tecnica
Titolo:
Misery non deve morire
Titolo Originale:
Misery
Regia:
Rob Reiner
Soggetto:
Stephen King (romanzo)
Sceneggiatura:
William Goldman
Anno:
1990
Genere:
Thriller
Interpreti Principali:
James Caan, Kathy Bates, Richard Farnsworth
Durata:
107 min
Nazionalità:
USA
Colore:
Colore

Il Delitto Perfetto

Tony Wendice da tempo è a conoscenza del fatto che sua moglie ha un amante e decide che questo tradimento deve essere punito con la morte. Non volendo essere lui l’assassino, trova il modo di ricattare un suo vecchio compagno d’università affinché sia quest’ultimo a compiere l’omicidio. Wendice sfrutta ogni circostanza per architettare il delitto perfetto, ma prima che il piano prenda vita, sarà proprio l’amante di sua moglie, uno scrittore di libri gialli, a metterlo in guardia: “Nei romanzi le cose vanno come l'autore vuole che vadano ma nella vita no, mai.”
Alfred Hitchcock non ha certo bisogno di presentazioni. Il delitto perfetto non è il primo titolo nella lunghissima lista attribuita al maestro del brivido, ma probabilmente sancisce l’inizio di una serie di capolavori del thriller, ricordati ancora oggi, come La finestra sul cortile, La donna che visse due volte e, ovviamente, Psyco.
Prendendo spunto da un dramma di Frederick Knott, Hitchcock riesce a cucire una trama molto complessa in modo impeccabile; un puzzle i cui tasselli vengono fuori piano piano, un pezzo alla volta. È incredibile come un film degli anni ’50, un’epoca che oggi ci sembra lontanissima, sia in grado di tenere alta la tensione, senza l’utilizzo di particolari mezzi tecnologici, ma basandosi esclusivamente sulla musica, sulla regia e sulla recitazione degli attori.
Sul set pochissimi attori: Ray Milland, Grace Kelly, Robert Cummings e John Williams; una gestualità ed un modo di recitare che sicuramente non siamo abituati a vedere ai giorni nostri, ma non per questo carenti di efficacia e trasporto.
Pellicola che gli appassionati di thriller dall’incastro perfetto non possono lasciarsi sfuggire.

VOTO: 8/10

Il Buono

Scheda Tecnica
Titolo:
Il delitto perfetto
Titolo Originale:
Dial M for murder
Regia:
Alfred Hitchcock
Sceneggiatura:
Frederick Knott
Anno:
1954
Genere:
Thriller
Interpreti Principali:
Ray Milland, Grace Kelly, Robert Cummings, John Williams, Anthony Dawson
Durata:
105 min
Nazionalità:
USA
Colore:
Colore

Violent Cop

Azuma è un poliziotto di poche parole ma dai modi molto bruschi, che non esita ad usare la violenza per risolvere le situazioni che lo coinvolgono e fermare, vivi o morti, i criminali. Quando uno scandalo legato alla droga spinge al suicidio il suo migliore amico, un altro poliziotto di nome Iwaki, Azuma si ritrova coinvolto in una guerra con la potente gang che controlla lo spaccio di stupefacenti in città. Violent Cop nasce come una commedia, ma quando il regista è obbligato ad abbandonare la direzione delle riprese, Takeshi Kitano, che fino ad allora era solo l'attore protagonista, decide di prendere il suo posto. Alla sua prima regia e deciso a mettersi in gioco personalmente, Kitano apporta profondi cambiamenti alla pellicola, trasformandola in un poliziesco dai toni drammatici e violenti. I temi trattati sono molteplici, dalla brutalità della polizia, alla corruzione, ma quello principale, che lega tutti gli altri e permea il film è la violenza: come mezzo (sbagliato, ce lo dimostra lo scoraggiante finale) per risolvere i problemi, come modo di dimostrare la propria superiorità e per dispensare la propria idea di giustizia e di vendetta. La violenza di Kitano non è coreografica o esplosiva come quella di altri suoi colleghi nipponici (vedi Takashi Miike), ma è spesso muta e, nella sua intensità, quasi dolorosa anche per lo spettatore. Le scene di violenza sono alternate a momenti quotidiani del protagonista, come le sue passeggiate o il tempo trascorso con la sorella, stratagemma che rende i pestaggi e le sparatorie ancora più intense. Quello che manca è un elemento che solitamente è il cardine del genere poliziesco, la suspance: Kitano la elimina quasi totalmente, inserendo tranquilla musica jazz durante un inseguimento in auto ad esempio, e facendoci capire fin da subito che i metodi del silenzioso Azuma lo porteranno ad una fine che sembra essere già scritta e abbastanza intuibile. Anche dal punto di vista tecnico Beat Takeshi dimostra subito quello di cui è capace, acquisendo sicurezza con il passare dei minuti, e arrivando ad inquadrature che sembrano dei dipinti grazie all'uso di luci ed ombre, senza la necessità di troppi movimenti di macchina (abituato com'era alla regia televisiva, dati i suoi precedenti come presentatore e comico). Con Violent Cop quindi Takeshi Kitano debutta col botto, dando vita ad un poliziesco atipico e costruito attorno a stilemi che si rifaranno vivi nei suoi successivi film da regista.
VOTO: 7/10

Il Cattivo.

Scheda tecnica 
Titolo:
Violent Cop
Titolo originale:
その男、凶暴につき
Sono otoko, kyobo ni tsuki
Regia:
Takeshi Kitano
Soggetto:
Hisashi Nozawa
Sceneggiatura:
Hisashi Nozawa, Takeshi Kitano
Anno:
1989
Genere:
Drammatico, azione, thriller
Interpreti Principali:
Takeshi Kitano, Kishibe Ittoku, Sei Hiraizumi
Durata:
103 min
Nazionalità:
Giappone
Colore:
Colore

Memento

Leonard Shelby è un giovane uomo che volendo difendere la moglie da un’aggressione in cui rimarrà uccisa, viene colpito alla testa, perdendo la memoria breve; cerca vendetta, ma dopo l’incidente  non riesce a memorizzare le informazioni o gli eventi per più di qualche minuto. Per questo si tatua sul corpo tutti gli indizi che lo possono condurre a scoprire l’assassino di sua moglie.
Secondo lungometraggio di quel cervellone di Christopher Nolan (oggi ricordato dai più per film come Il cavaliere oscuro o Inception), Memento (che in latino significa, appunto, “ricordati”) è un film di quelli che non ti lasciano un secondo di distrazione.
La trama è piuttosto lineare, quindi perché non incasinare tutto montando il film in ordine non cronologico? In realtà c’è un criterio ben preciso anche nel montaggio – e il meccanismo si capisce presto – ed è proprio questo che rende la pellicola unica.
Basandosi su un racconto del fratello Jonathan, Nolan sforna un prodotto quasi privo di sbavature, dove gli eventi sono dipanati in modo da confondere lo spettatore, fino alla scena finale che, rifacendomi al discorso del montaggio, finale non è.
I ruoli fondamentali del film sono tre, oltre a Guy Pierce nel ruolo di Leonard, troviamo Joe Pantoliano (Teddy) e Carrie-Ann Moss (Natalie): tutti estremamente convincenti e, quando necessario, ben caratterizzati.
Una curiosità per chi li ha visti entrambi: il numero di Teddy è lo stesso di Marla Singer in Fight Club.
Ancora libero da vincoli e restrizioni dovuti a grosse produzioni, questo film – insieme al precedente Following – è la prova che non serviva Heath Ledger truccato bene, o un sogno nel sogno nel sogno, a dimostrare le doti cinematografiche di Christopher Nolan.

VOTO: 8/10

Il Buono
Scheda Tecnica
Titolo:
Memento
Regia:
Christopher Nolan
Soggetto:
Jonathan Nolan
Sceneggiatura:
Christopher Nolan, Jonathan Nolan
Anno:
2000
Genere:
Drammatico, Thriller
Interpreti Principali:
Guy Pierce, Joe Pantoliano, Carrie-Ann Moss
Durata:
113 min
Nazionalità:
USA
Colore:
Colore

Timecrimes

Héctor ha il vizio di guardare attraverso un binocolo, sbirciando nel bosco intorno alla sua nuova casa. Intravede un evento piuttosto bizzarro, decide di osservare più da vicino e si becca una forbiciata in un braccio, da un uomo con delle bende rosa sulla faccia. Gli eventi prenderanno una piega sempre più surreale, finché Héctor non si troverà in una macchina del tempo…
Detta così sembra una barzelletta, ma la trama di Timecrimes, inquadrabile come thriller fantascientifico, scritto, diretto (e interpretato) da Nacho Vigalondo, pur essendo estremamente intrecciata, presenta talmente pochi elementi che dire di più sarebbe raccontare l’intero film, che però ha la capacità di mantenere un alto senso di tensione per tutta la sua durata.
Quando si parla di viaggi nel tempo si pensa sempre a sbalzi di decenni (Ritorno al futuro docet), e invece in questo film ci si “sposta” di qualche ora al massimo. Gli spagnoli riescono sempre a raccontare le cose senza arrivare ai livelli d’esagerazione tipici del cinema d’oltreoceano.
Se consideriamo anche una controfigura, il cast si conta sulle dita di una mano, altro particolare molto interessante del film. Non ammiro particolarmente il modo di recitare degli iberici, in produzioni iberiche (lo specifico perché Javier Bardem coi Coen, ad esempio, è fuori da ogni discussione), e qui non eccellono sicuramente, ma Karra Elejalde, su cui si regge tutta la storia, fa il suo dovere discretamente.
Come ho già detto, gli elementi di quest’opera sono pochissimi, ed il punto di forza è proprio questo, perché questi pochi elementi sono incastrati in modo molto sapiente. Alcune parti possono risultare forse prevedibili, ma non mancano in momenti in cui lo spettatore rimane spiazzato dall’intreccio.

VOTO: 6,5/10

Il Buono

Scheda Tecnica
Titolo:
Timecrimes
Titolo Originale:
Los Cronocrímenes
Regia:
Nacho Vigalondo
Sceneggiatura:
Nacho Vigalondo
Anno:
2007
Genere:
Thriller, fantascienza
Interpreti Principali:
Karra Elejade, Nacho Vigalondo, Bárbara Goenaga, Candela Fernández
Durata:
92 min
Nazionalità:
Spagna
Colore:
Colore

Hot Fuzz

Nicholas Angel è un agente di polizia in servizio a Londra ed è considerato quasi un super eroe; è oltremodo diligente nell’esercitare il suo lavoro, facendo rispettare la legge; le sue capacità sono numerose e tutte affinate; è così bravo da mettere in ombra tutti i suoi colleghi, motivo per cui, al massimo della sua carriera, viene trasferito a Sanford, tranquillissimo paese di campagna. Dispiaciuto, ma non rassegnato, inizia ad applicare i suoi metodi anche in periferia, mentre i suoi nuovi colleghi, che passano le giornate a mangiare torte e bere birra, gli fanno capire che la polizia di campagna se la prende con più calma rispetto a quella cittadina. Però Sanford si dimostrerà non essere un paesino così tranquillo…
Hot Fuzz è un film d’azione, un thriller, un horror splatter, ma soprattutto è una trashata totale. La fattura del film, diretto da Edgar Wright, è buona ma volutamente esagerata: fiotti di sangue e morti assurdamente atroci.
Interessante il contrasto tra la commedia e il thriller, sì, perché tra una risata e l’altra l’agente Angel si trova a risolvere un caso.
Wright cita a non finire, a volte in maniera anche esplicita: Point Break, Bad Boys II, Die Hard, questi alcuni titoli da cui vengono riprese delle scene quasi shot-for-shot, se non fosse per l’atmosfera completamente surreale ed esilarante.
Ottima prova per Simon Pegg e Nick Frost, già protagonisti de L’alba dei morti dementi, altro film di Wright pregno di citazioni da altro tipo di pellicole; i due attori si combinano alla perfezione con scambi di battute e si coordinano per la loro differenza fisica e caratteriale.
Nonostante la violenza ed il sangue, Hot Fuzz non è certo un film che impressiona: è tutto talmente esagerato da non sembrare minimamente vero. L’aspetto “giallo” della storia è un fattore che serve a mantenere viva l’attenzione, ma al centro del film c’è sicuramente la parte comica, esilarante ed intelligente.

VOTO: 6,5/10

Il Buono


Scheda Tecnica
Titolo:
Hot Fuzz
Regia:
Edgar Wright
Sceneggiatura:
Edgar Wright, Simon Pegg
Anno:
2007
Genere:
Commedia, azione, thriller
Interpreti Principali:
Simon Pegg, Nick Frost, Timothy Dalton
Durata:
121 min
Nazionalità:
Reno Unito, Francia, USA
Colore:
Colore

Il Cigno Nero

Nina fa parte di una compagnia di ballo di New York e viene scelta come prima ballerina per Il lago dei cigni. Dovendo interpretare sia la protagonista, il cigno bianco, che la sua antagonista, il cigno nero, Nina inizia una ricerca interiore che le farà conoscere la parte più oscura e selvaggia di sé stessa. Dopo The Wrestler Darren Aronofsky ci riprova con un film dal tema simile, il mondo dello spettacolo come modo di esistere e di sentirsi realizzati. Dal ring si passa al palcoscenico, ma la strada da percorrere non è meno dura, e il regista ci mostra ogni particolare con piglio quasi documentaristico (la telecamera a mano che segue i personaggi è un suo segno di riconoscimento), inquadrando rivalità tra ballerine e infortuni dolorosi, situazioni familiari difficili e carriere finite. La storia cattura l'interesse dello spettatore, risultando forse un po' dispersiva in certi punti, e prosegue senza molte sorprese, arrivando ad un colpo di scena e ad un finale abbastanza prevedibili. Buone le interpretazioni, su tutte spiccano Natalie Portman nei panni della protagonista (ruolo che le ha fatto vincere l'Oscar come miglior attrice) e Mila Kunis in quelli della sua rivale Lily. Non male anche le sequenze oniriche della trasformazione di Nina in cigno che spezzano la forte componente fisica del film, ma nemmeno queste riescono a dare completezza ad una pellicola ben realizzata in vari suoi aspetti ma poco convincente. Alla fine della visione de Il Cigno Nero non vi verrà da gridare al capolavoro (non vorrete neppure il rimborso del biglietto, sia chiaro) ma più probabilmente vi chiederete "mmh…e quindi?".
VOTO: 6,5/10

Il Cattivo.


Scheda tecnica
Titolo:
Il Cigno Nero
Titolo originale:
Black Swan
Regia:
Darren Aronofsky
Soggetto:
Andres Heinz
Sceneggiatura:
Andres Heinz, Mark Heyman, John J. McLaughlin
Anno:
2010
Genere:
Drammatico, thriller
Interpreti Principali:
Natalie Portman, Mila Kunis, Vincent Cassel, Winona Ryder
Durata:
108 min
Nazionalità:
Stati Uniti
Colore:
Colore

Sherlock Holmes - Gioco di Ombre

Dopo circa un anno dagli eventi del primo episodio il dottor Watson è in procinto di sposarsi con la bella Mary, quando l'amico Sherlock Holmes lo coinvolge in un nuovo caso: il professor Morarty, genio del crimine, sta cercando di scatenare una guerra tra le nazioni europee, e i nostri due protagonisti sono gli unici che possono trovare le prove necessarie per fermarlo. Dopo un primo capitolo tutto sommato divertente, Robert Downey Junior torna a interpretare il famoso detective nato dalla penna di Conan Doyle. Ma è veramente Sherlock Holmes il protagonista di questa pellicola o il suo nome potrebbe essere sostituito da qualsiasi altro personaggio d'azione? Se infatti nel primo film alcune caratteristiche di Holmes erano accentuate per renderlo più moderno e avvicinarlo al grande pubblico, qui viene trasformato del tutto in qualcosa che non c'entra nulla con la fonte originale. Le deduzioni logiche non si notano quasi più, sostituite da rapidissimi flash che sembrano più un superpotere che un lavoro sopraffino d'intelligenza, e la capacità di prevedere le mosse dell'avversario in combattimento (già abbastanza assurda di per sé, anche se divertente da vedere) viene portata alla massima esagerazione, facendo in modo che Sherlock possa sapere in anticipo quali armi useranno i malviventi che lo aggrediscono in un vicolo. Per tutta la durata del film Holmes non si ferma un attimo a pensare, correndo per tutta l'Europa in modo inconcludente, arrivando a qualche risultato sensato solo verso il finale. Ma nel percorso che ci porta alla conclusione ci tocca assistere a combattimenti su un treno in corsa degni di uno spy movie, ferocissimi soldati tedeschi (mancavano le uniformi naziste e la frusta e il protagonista avrebbe potuto chiamarsi Indiana Jones), indizi che, dato il montaggio forsennato, sarebbero comprensibili solo mettendo in pausa, e sparatorie lunghissime che sembrano prese di peso da un film di Rambo diretto da uno Zack Snyder sotto effetto di stupefacenti a cui hanno dato libertà assoluta nell'inserire parti al rallentatore (si capisce che ho trovato bruttissima e inutile la sequenza della sparatoria nella foresta? Se non si capisce ve lo dico chiaramente, l'ho trovata bruttissima e inutile). L'antagonista, definito "il Napoleone del crimine", viene sminuito parecchio, dato che lo scontro di menti geniali con il protagonista non ha mai luogo, lasciando spazio a battaglie fisiche, in una delle quali infilza di persona Holmes con un uncino da macellaio (ma non era l'uomo che agisce nell'ombra e non si sporca le mani?); ovviamente la mente geniale di Moriarty finirà per farsi fregare per colpa di una stupidaggine che neanche un bambino commetterebbe, ma va bè, non cerchiamo il senso in una pellicola del genere. Anche l'attore che lo interpreta non lascia particolarmente il segno, io avrei dato il ruolo a qualche nome più famoso, in modo da tenere seriamente testa allo strabordante Robert Downey Junior. Qualcosa si salva? Si, qualcosa si: la prima mezz'ora di film ricorda parecchio il primo capitolo come ritmo e stile, e funziona abbastanza bene. Poi gli attori che, nonostante i personaggi poco sviluppati, sono quasi tutti perfetti nel loro ruolo, in primis i due protagonisti (anche se mancano i bei battibecchi che erano uno dei punti forti del primo episodio), ma anche il nuovo arrivato Stephen Fry che interpreta il fratello del protagonista, Mycroft, a cui avrei dedicato un po' più di tempo. Le scene d'azione sono sempre ben orchestrate, a parte qualche evidente esagerazione di cui ho già parlato (sì, esatto, proprio la sparatoria nella foresta…), e le musiche accompagnano bene tutta l'avventura, specialmente quando diventano più frenetiche. Sherlock Holmes - Gioco di Ombre è un film poco riuscito, e se fosse uscito con un titolo e un attore protagonista diversi non avrebbe avuto molta visibilità. Provate a vederlo come semplice commedia d'azione, ma a me non ha convinto neanche così.
VOTO: 5/10

Il Cattivo.


Scheda Tecnica
Titolo:
Sherlock Holmes - Gioco di Ombre
Titolo Originale:
Sherlock Holmes: A Game Of Shadows
Regia:
Guy Ritchie
Soggetto:
Arthur Conan Doyle (personaggio), Lionel Wigram (graphic novel)
Sceneggiatura:
Kieran Mulroney, Michele Mulroney
Anno:
2011
Genere:
Giallo, azione, thriller, commedia
Interpreti Principali:
Robert Downey Jr., Jude Law, Noomi Rapace, Jared Harris
Durata:
128 min
Nazionalità:
Regno Unito, USA, Australia
Colore:
Colore

The Road

Classico scenario post-apocalittico: un mondo arido, senza più colori, la natura che  muore e i sopravvissuti si radunando in bande spietate che mangiano altri sopravvissuti. Padre e figlio viaggiano attraverso un’America devastata da qualcosa che non ci viene descritto, per raggiungere la costa, cercando, tra le altre cose, di sopravvivere al freddo e ai “cattivi”.
La trama di The road, tratta dall’omonimo romanzo di Cormac McCarthy (che, per intendersi, è anche l’autore di Non è un paese per vecchi), non ha molto altro da raccontare: eccetto qualche flashback, non c’è da fare un grande sforzo per stare dietro agli avvenimenti. È la “semplice” storia di un padre consapevole del fatto che presto o tardi dovrà morire e, in un mondo dove non c’è più nulla di bello, cerca di trasmettere al figlio la bellezza interiore, pur cercando di temprarlo alla durezza delle circostanze.
Il potere di questo film è da ricercarsi nel come questa storia viene raccontata: la regia di John Hillcoat è curatissima, calcolata al millimetro, nell’incertezza del vagabondaggio dei due protagonisti; la fotografia di Javier Aguirresarobe rende la pellicola un capolavoro estetico: la maggior parte delle inquadrature si possono isolare dal film e risulterebbero delle opere fotografiche notevolissime.
Ottima prova per Viggo Mortensen che trasmette perfettamente la paura e il coraggio del suo personaggio; meno d’impatto è la figura del ragazzo, interpretato da  Kodi Smit-McPhee, credo per colpa di un doppiaggio un po’ sciapito e non per una cattiva prestazione del giovane attore; figura che appare poco ma che ha un ruolo importante è quella della madre che si scarifica per i due uomini, interpretata da Charlize Theron.
Un film “freddo” ma molto coinvolgente, The road, che presenta ottimamente la difficoltà di trasmettere dei valori ad un figlio, in una situazione più che avversa.

VOTO: 8/10

Il Buono


Scheda tecnica
Titolo:
The Road
Regia:
John Hillcoat
Soggetto:
Cormac McKarthy
Sceneggiatura:
Joe Penhall
Anno:
2009
Genere:
Drammatico, thriller
Interpreti Principali:
Viggo Mortensen, Kodi Smit-McPhee, Charlize Theron, Robert Duvall
Durata:
111 min
Nazionalità:
USA
Colore:
Colore

Il Lungo Addio

E' una notte come tante, un gatto particolarmente esigente si agita perchè ha fame. Il suo padrone, il detective privato Philip Marlowe, sembra tenerci veramente molto al suo gatto, tanto da andare a prendergli alle 3 di notte il suo cibo in scatola preferito (che è anche l'unico che mangia). Torna a casa con delle scatolette, ma dato che non sono quelle preferite del gatto, quest'ultimo non le tocca nemmeno. Intanto un amico di Marlowe si presenta alla porta, si chiama Terry Lennox, dice di avere litigato animatamente con la moglie e di voler fuggire in messico. Terry chiede a Marlowe se è disposto ad accompagnarlo fino al confine, Marlowe un po' stupito finisce per accettare. Il giorno seguente la polizia è a casa di Marlowe, alla ricerca di Terry che sembra aver assassinato la moglie ed essere fuggito in Messico. Marlowe non ci crede e di fronte agli interrogatori non rivela nulla della sera precedente. Dopo tre giorni di gattabuia la polizia lo rilascia. Marlowe non perde tempo e decide di prendere un nuovo caso in mano nello stesso complesso residenziale di Terry. Ben presto scopre che questo caso è legato al caso di Terry e con destrezza scopre sempre nuovi indizi. Mentre cerca di ricostruire l'arzigogolato puzzle, un gangster coi suoi scagnozzi accusa Marlowe di essere il socio di Terry e di avergli rubato trecentocinquanta mila dollari. Tutto questo mistero verrà pian piano svelato lungo la pellicola.
Si può definire un noir a colori, prende spunto dai vecchi noir nel modo in cui presenta il protagonista Marlowe, intrepido, coraggioso e astuto ma lo aggiorna al nuovo modo di vedere la polizia, i gangster, lo rende anche meno fascinoso, meno don giovanni e più umano.
La regia di Altman è molto gradevole, l'uso della macchina da presa è preciso. In alcune scene il colore è “sciaquato” e vi è un uso interessante anche dei riflessi all'interno delle scene, dato dai vari specchi utilizzati. Le scene aderiscono in maniera insolita alla sceneggiatura, ma lo fanno in maniera magnifica. Lo strano modo di utilizzare lo zoom o le profondità di campo sono una costante nei suoi lavori. Affascinante la caratterizzazione di Roger Wade uno scrittore in crisi e alcolizzato, interpretato da Sterling Hayden. Ottimo anche il copione per Marlowe reso molto bene da Elliot Goulde. Unica pecca che mi permetto di notare è la colonna sonora, se non nelle prime battute (film omonimo alla canzone di John Williams), risulta un po' fiacca ma comunque sufficiente. Rispetto al resto della produzione di Altman, come i premiati M.A.S.H. O Nashville, in questo film i toni dissacranti e ironici, che sono una colonna portante della sua produzione, sono meno accentuati. Per finire ricordiamo che il film è tratto dall'omonimo libro di Chandler, da cui differisce però in momenti chiave come il finale.
Consigliato.

Voto 8/10

Il brutto


Scheda tecnica
Titolo:Il Lungo Addio
Titolo Originale:
The Long Goodbye
Regia:
Robert Altman
Soggetto:Raymond Chandler
Sceneggiatura:
Leigh Brackett
Anno:
1973
Genere:
Poliziesco, Noir, Thriller
Interpreti Principali:
Elliot Gould, Nina Van Pallandt, Sterling Hayden
Durata:
112 min
Nazionalità:
Stati Uniti
Colore:
Colore

La Casa 2

Ash e la sua fidanzata arrivano in uno chalet solitario in mezzo ai boschi con l'intento di trovare un po' di tranquillità, ma a causa del Necronomicon, un libro maledetto che ha il potere di risvegliare i morti, il nostro eroe sarà costretto a lottare contro spiriti malvagi disposti a tutto pur di ucciderlo. Tutto questo accade nei primi dieci minuti di film, e non è altro che una specie di riassunto riveduto e corretto di quello che è accaduto nel primo episodio. Dopo averci ricordato cos'era successo in precedenza, la pellicola parte subito in quarta attaccandosi direttamente al finale de La Casa e trascinandoci con sé nei disperati tentativi di sopravvivenza del povero Ash. È proprio lui il perno della pellicola questa volta: lasciato alle spalle il gruppo di amici, Raimi si concentra solo sul personaggio interpretato da Bruce Campbell, e questa scelta risulta perfettamente riuscita. Sviluppando la sua personalità, che passa dalla paura iniziale, alla follia, per arrivare alla sbruffonaggine, il regista (ma il merito è anche della grandissima interpretazione di Campbell, fate caso in particolare a quando interagisce con la sua mano posseduta dal demone) dà la nascita ad uno dei personaggi più iconici del genere horror. La Casa 2 sviluppa i tratti ironici e l'umorismo nero del primo episodio, trovando il giusto equilibrio tra horror e commedia. Il tragicomico protagonista Ash viene malmenato in ogni modo possibile, si trova inzuppato di sostanze orribili e subisce cose inimmaginabili per tutta la durata della storia, fino a quando diventa un vero e proprio cacciatore di demoni, con tanto di motosega e fucile, in quella che è la sua tenuta più conosciuta. Gli effetti speciali sono un po' più curati rispetto a quelli de La Casa, grazie al budget maggiore, ma mantengono quello stile trash che caratterizza la saga, tra zombie gommosi e scheletri animati in stop-motion. Il finale anche questa volta è aperto e lascia con il fiato sospeso lo spettatore, che vorrà subito procurarsi il terzo film della serie per conoscere il destino del bistrattato Ash. La Casa 2 è probabilmente il miglior episodio della trilogia, grazie al già citato equilibrio tra tutti gli elementi e ad un protagonista che buca lo schermo come pochi altri.
VOTO: 8/10

Il Cattivo.


Scheda Tecnica
Titolo:
La Casa 2
Titolo Originale:
Evil Dead II: Dead By Dawn
Regia:
Sam Raimi
Soggetto:
Sam Raimi, Scott Spiegel
Sceneggiatura:
Sam Raimi, Scott Spiegel
Anno:
1987
Genere:
Commedia, Fantasy, Horror, Thriller
Interpreti Principali:
Bruce Campbell, Sarah Berry, Dan Hicks
Durata:
81 minuti
Nazionalità:
USA
Colore:
Colore

Drive

Mh… strano questo Drive.
Un giovane, di cui non ci è dato di sapere il nome, lavora in un’officina e, in quanto ottimo pilota, arrotonda facendo lo stunt man nei film d’azione e, sempre in quanto ottimo pilota, arrotonda un altro po’ facendo da autista per le rapine di qualunque criminale si rivolga a lui. Gli si presenta l’occasione per una carriera da pilota automobilistico ma conosce una donna con figlio annesso, scatta qualcosa e lui, per aiutare il marito di lei in degli affari un po’ loschi, perde le sue prospettive rosee.
Un film che gioca molto sui silenzi, forse anche troppo: diciamo che lo sceneggiatore non s’è dovuto ammazzare, ecco. Una fotografia molto selettiva, che tende a tagliare il superfluo, ma comunque accattivante. Un film che resta sempre in sospeso, con una trama che sembra non decolli mai, quando poi si capisce che è già decollata. Il soggetto è tratto da un romanzo di James Sallis e la regia è di  Nicolas Winding Refn.
Drive è un mix di cose: c’è il drammatico, c’è il romantico, c’è un sacco di sangue, ci sono le corse in auto, ci sono i criminali. È chiaramente ambientato ai giorni nostri, ma sembra una storia degli anni ’80 (illusione fomentata dalla colonna sonora e dalla scelta “font+colore” dei titoli di testa).
È Ryan Gosling che interpreta il calmo e silenzioso “driver”; attore che non amo in modo particolare (e che collego immancabilmente alla figura del giovane Hercules) ma che non sembra totalmente fuori luogo in questo film. Anche la protagonista femminile, seppur talvolta evanescente, trovo che abbia un suo peso nella faccenda.
Le circostanze che trasformano il nostro pacatissimo personaggio in uno spietato e sanguinario assassino si susseguono in maniera lineare ma un po’ caotica, e c’è forse troppo sangue che sporca la pellicola. Drive è sostanzialmente un film d’azione/thriller, al quale si è voluto dare un tono più riflessivo e silente; aspetto che ha causato forti divergenze di giudizio. Personalmente trovo che sia un film di un certo livello che merita almeno una visione, dai meno impressionabili.

VOTO: 8/10

Il Buono


Scheda tecnica
Titolo:
Drive
Regia:
Nicolas Winding Refn
Soggetto:
James Sallis (romanzo)
Sceneggiatura:
Hossein Amini
Anno:
2011
Genere:
Azione, drammatico, thriller
Interpreti Principali:
Ryan Gosling, Carey Mulligan, Bryan Cranston, Albert Brooks, Ron Perlman
Durata:
100 min
Nazionalità:
USA
Colore:
Colore

Super 8


Per chi come me ha resistito fino all'ultima puntata dell'innovativa, quanto talvolta delirante, serie tv Lost, non poteva lasciar passare inosservato il nuovo film del suo creatore J.J. Abrams. Protagonisti di questa storia sono dei ragazzini, accomunati dall'idea di girare un film horror/splatter da presentare ad un festival cinematografico locale. Per rendere la pellicola di maggiore impatto, i ragazzi una notte scappano di casa e si dirigono verso una stazione abbandonata, maggiormente suggestiva per l'effetto che volevano ricreare. Mentre stanno girando però, avviene uno schianto incredibile, un pick up si fracassa volontariamente contro un treno in corsa, facendolo deragliare e causando un'immensa catastrofe. I ragazzini incredibilmente rimangono incolumi e la loro telecamera nonostante si sia ammaccata e non si possa aggiustare, ha girato tutto lo schianto nella pellicola super 8, da cui prende il proprio nome il film. Ciò che filmeranno sarà molto misterioso, e dopo pochi istanti dallo schianto l'air force prenderà in consegna il caso tenendo segreto alla popolazione residente, cosa trasportava il treno. Da qui in poi avverrano strane sparizioni nel paese e il vice sceriffo (nonché padre di uno dei ragazzini) si avventurerà nella ricerca della verità, scoprendo cose sconcertanti. 
La storia è ben costruita, non ci si annoia e la tensione cresce col progredire degli eventi. Abrams riprende dei temi a lui cari come quello del disastro come punto di partenza (vedi Lost). La storia ricorda molto anche Stand by Me di Reiner e marginalmente anche E.T. L'extraterrestre di Spielberg (quest'ultimo produttore del film). Ma è la complessità del film a renderlo particolarmente interessante, ci sono generi diversi che si intrecciano come la fantascienza, il thriller, il drammatico; diverse trame una dentro l'altra e si affrontano diversi temi: l'amicizia, l'amore, la famiglia, la paura. In tutto questo guazzabuglio però Abramas mantiene magistralmente le fila della storia, creando un opera di tutto rispetto. Unica pecca è che tende a riprendere troppo i film del passato, facendone un collage (comunque notevole). Cosa che accade ad esempio, per film di stile completamente diverso, in alcune pellicole di Tarantino. Per quanto riguarda gl'attori i ragazzi sono fenomenali, specialmente Elle Fanning (sorella di Dakota Fanning). Fra gli adulti alcuni volti sono rubati alle serie (Kyle Chandler a Ultime dal cielo, David Gallagher a Settimo cielo) ma comunque sono tutti adatti alla parte assegnata.
Un film riuscito che ci porta indietro nel tempo ma che si caratterizza, per gli effetti e i personaggi, ad un cinema più standardizzato, tipico dei nostri tempi.

Voto : 7.5/10
Il brutto
Scheda Tecnica
Titolo:
Super 8
Regia:
J.J. Abrams
Soggetto:
J.J. Abrams
Sceneggiatura:
J.J Abrams
Anno:
2011
Genere:
Fantascienza, Thriller
Interpreti Principali:
Joel Courtney, Elle Fanning, Kyle Chandler
Durata:
112 min
Nazionalità:
USA
Colore:
Colore

Mission: Impossible

Ethan Hunt è un agente segreto della CIA che, in seguito ad una missione finita male, viene accusato di essere una talpa che trasmette informazioni all’esterno. Ethan si rende conto di essere stato incastrato e dovrà scoprire chi è la vera talpa.
Mission: Impossible ha ormai qualche annetto, ma resta uno dei film sicuramente più celebri nella storia del cinema. Un prodotto ben fatto, per la regia di Brian De Palma; un mix di spionaggio, thriller ed azione che non annoia neanche un secondo.
Un film che colleziona una serie di scene memorabili come quella del protagonista sospeso a pochi centimetri da un pavimento che non può sfiorare o l’esplosione dell’elicottero all’interno della galleria ferroviaria.
La pellicola è ben girata, una fotografia curata e una regia attenta danno come risultato un prodotto di fattura più che discreta; anche la trama è ben intrecciata e tiene alta l'attenzione.
Gli attori sono tutti all’altezza; forse non tutti ben caratterizzati, ma in questo tipo di film, forse, non ce n’è neanche un gran bisogno. Ovviamente il principe del film è Tom Cruise, protagonista di tutta la pellicola e ottimo attore.
Tratto dall’omonima serie TV, andata in onda alla fine degli anni ’60; con la sua celeberrima colonna sonora in 5/4, Mission: Impossible è uno di quei film che restano impressi, da vedere assolutamente almeno una volta.

VOTO: 7,5/10

Il Buono

Scheda tecnica
Titolo:
Mission: Impossible
Regia:
Brian De Palma
Soggetto:
Bruce Geller (Serie TV), David Koepp, Steven Zaillian
Sceneggiatura:
David Koepp, Steven Zaillian
Anno:
1996
Genere:
Thriller, azione
Interpreti Principali:
Tom Cruise, Jon Voight, Emmanuelle Béart, Jean Reno, Ving Rhames
Durata:
110 min
Nazionalità:
USA
Colore:
colore

Bianca

Michele Apicella è un uomo solo, ossessionato dalla perfezione e dalla pulizia. Trasferitosi in una nuova casa, si mette ad osservare meticolosamente i suoi dirimpettai, in particolare una coppia giovane spesso presa dalle discussioni. Michele è un uomo solo, ha paura dei rapporti, o meglio, ha paura di soffrire alla fine di un rapporto. Per questo sta male quando sono i rapporti dei suoi amici a finire, e cerca in tutti i modi di evitare questo. Come se non bastasse, la nuova scuola dove è stato chiamato ad insegnare matematica (quale altra materia, altrimenti?) è una struttura assurda e grottesca, a partire dal nome dell’istituto, dedicato a Marylin Monroe. La vita del protagonista si alternerà tra Bianca, una donna di cui si sente innamorato ma con la quale ha paura di intraprendere una relazione, e una serie di misteriosi omicidi, le cui vittime sono proprio i suoi amici e di cui non si conosce il colpevole.
Bianca, quarto lungometraggio di Nanni Moretti, è forse il “miglior” film del regista romano; quantomeno è il più completo della prima serie. A differenza dei film precedenti, questo ha una trama più lineare (in Ecce bombo la trama non c’era proprio) ma mantiene comunque il carattere tipico dei film del regista, comprese quelle scene drammaticamente comiche che dividono il mondo in quelli che amano Nanni Moretti e in quelli che lo odiano. Inoltre la piega giallistica lo rende un film interessante e non noioso, come possono talvolta risultare le pellicole precedenti.
Le nevrosi e le paure del protagonista vengono spiegate tutte nelle ultime scene: il comportamento bizzarro di Michele trova così una sua logica, una sua collocazione, per certi versi condivisibile.
Regia e fotografia non sono lasciate al caso, la sceneggiatura – scritta da Moretti, con la collaborazione di Sandro Petraglia – combina bene dialoghi e battute, alcune rimaste nella storia, come la celebre frase “Vabè, continuiamo così… facciamoci del male!”. Senza parlare di scene altrettanto memorabili come quella dell’enorme vaso di Nutella da cui Michele attinge in un momento di profonda crisi.
Gli attori sono più o meno sempre i soliti dell’universo morettiano: Laura Morante, Dario Cantarelli, il padre dello stesso regista, a cui vengono affidate sempre piccole parti ed ovviamente Moretti stesso, nei panni del protagonista.
Non voglio certo obbligare nessuno a guardarsi tutta la filmografia di Nanni Moretti, ma, almeno per cultura generale, ritengo che questo film sia da vedere almeno una volta.

VOTO: 8/10

Il Buono
Scheda tecnica
Titolo:
Bianca
Regia:
Nanni Moretti
Sceneggiatura:
Nanni Moretti, Sandro Petraglia
Anno:
1984
Genere:
Commedia, drammatico, thriller
Interpreti Principali:
Nanni Moretti, Laura Morante, Dario Cantarelli, Roberto Vezzosi
Durata:
96 min
Nazionalità:
Italia
Colore:
colore

Funny Games (2007)

Una famiglia benestante va a trascorrere le vacanze estive in una villetta sulle rive di un lago. Il clima di felicità e spensieratezza verrà presto spezzato da due giovani ragazzi che si intromettono nella vita della famigliola, senza possibilità di essere cacciati via, per fare qualche… “giochetto”.
Funny games è un remake shot-for-shot dei un omonimo film del 1997, diretto da Michael Haneke, che si occupato di girare anche questa seconda versione. Il motivo del remake è che il primo film, essendo di produzione tedesca, non aveva avuto il successo sperato negli Stati Uniti, quindi si è deciso di rigirare praticamente lo stesso film (le differenze tra le due pellicole sono minime) ma in lingua inglese e con attori più noti oltreoceano.
Il film è catalogato come horror/thriller, ma a differenza dei classici film del genere, è privo di momenti che si alternano tra rilassamento e altissima tensione; al contrario, la pellicola mantiene nello spettatore uno stato d’angoscia costante, talvolta più acuto, ma sempre regolare. Se in un normale horror le cose spaventano perché inaspettate, qui non c’è nessun colpo di scena, ma l’effetto di terrore è più o meno il medesimo.
Con atmosfere che ricordano certi momenti kubrickiani (su tutti Arancia meccanica e Shining), Funny Games è un film che ha come protagonista la violenza, ma non la violenza rude, splatter, no: qui la violenza è prima di tutto psicologica. Una tortura della mente che esce dallo schermo e rende lo spettatore completamente inerme e immobile, come le vittime della pellicola.
La macchina da presa resta quasi sempre ferma, se si muove lo fa lentamente e senza spostarsi troppo. Questa regia ben calibrata riesce a trasmettere ancora meglio l’idea di tensione continua per tutto il film – basti pensare ad una scena di quasi 10 minuti dove i personaggi stanno per lo più immobili e la camera si sposta di qualche centimetro appena. Anche una fotografia fredda e pulita collabora bene a quello che è lo scopo del film.
Per lo stesso Tim Roth, uno dei pochi protagonisti del film, l’esperienza sul set è stata traumatica; effettivamente si ha l’impressione che lui e Naomi Watts (altra vittima, nella pellicola) siano davvero al limite, non solo per finta. Altro attore che buca lo schermo – anche letteralmente, visto che per ben tre volte guarda diretto in camera e interagisce con lo spettatore – è Micheal Pitt, uno dei due “cattivi”, che difficilmente riusciremo a vedere in ruoli diversi da quello.

VOTO: 7/10

Il Buono
Scheda tecnica
Titolo:
Funny Games
Titolo originale:
Funny Games U.S.
Regia:
Michael Haneke
Sceneggiatura:
Michael Haneke
Anno:
2007
Genere:
Horror, thriller
Interpreti Principali:
Tim Roth, Naomi Watts, Michael Pitt, Brady Corbet, Devon Gearhart
Durata:
111 min
Nazionalità:
USA,Francia, UK, Austria, Germania, Italia
Colore:
colore

Le Iene

Una rapina andata male: è questo il centro della trama del primo lungometraggio di Quentin Tarantino; la particolarità del film è che la rapina non ci viene mostrata mai!
La storia inizia con un gruppo di uomini, quasi tutti in giacca e cravatta, che parlano in modo acceso e dettagliato su argomenti di una futilità mostruosa come il significato delle canzoni di Madonna e le mance alle cameriere… stanno facendo colazione prima di andare a rubare dei diamanti in una banca. Qualcosa va storto: la polizia è già sul posto. Sapevano già del colpo? C’è una spia all’interno del gruppo? Il resto della faccenda si risolverà in un capannone, designato come luogo di ritrovo. Mr. White, Mr. Pink, Mr. Blonde e Mr. Orange (sì, sono tutti nomi in codice) sono i quattro sopravvissuti alla sparatoria; quest’ultimo si è preso una pallottola in pancia e sembra averne ancora per poco. Ciò che avverrà nel capannone darà alla trama l’occasione di portarci indietro, ogni tanto, e svelarci come i nostri sono entrati nella missione e soprattutto chi è l’infiltrato.
Se c’è una cosa che non manca in questo film è il sangue, così come non manca un linguaggio fortemente colorito. Ma senza volersi fermare su questi aspetti, alla lunga negativi, troveremo che Le iene è un film piuttosto complesso. Una girandola psicologica piuttosto ampia; intrecci ben montati; dialoghi rimasti memorabili nella storia del cinema.
Gli attori sono troppi e tutti bravissimi, oltre che famosissimi. Fenomenali Steve Buscemi, Tim Roth, Harvey Keitel e Michael Madsen, giusto per citare quelli che tengono su la storia, ma che sono comunque coadiuvati alla perfezione da altri personaggi che riescono a restare impressi.
Tarantino confeziona un prodotto riuscito: giusto un po’ di esagerazione che, col senno di poi, definirei tipica del regista. Un film che non ha punti calanti ma, anzi, picchi di alto coinvolgimento in uno standard già piuttosto piacevole.
Ah, nel caso ve lo steste chiedendo, sì, per il programma di Italia 1 si sono ispirati a questo film.

VOTO: 8/10

Il Buono

Scheda tecnica
Titolo:
Le Iene
Titolo originale:
Reservoir Dogs
Regia:
Quentin Tarantino
Sceneggiatura:
Quentin Tarantino
Anno:
1992
Genere:
Crimine, thriller
Interpreti Principali:
Harvey Keitel, Tim Roth, Steve Buscemi, Michael Madsen, Chris Penn, Lawrence Tierney, Edward Bunker, Quentin Tarantino
Durata:
99 min
Nazionalità:
USA
Colore:
colore

The Tourist

Una splendida donna di nome Elise (Angelina Jolie) è in una camera d'albergo in Francia, esce come sempre per andare al bar. Una volta seduta, riceve una lettera da un pony express. In questa lettera sono scritte delle istruzioni che deve eseguire per rincontrare un uomo, autore della lettera. Tutto ciò avviene sotto la sorveglianza dell'interpol e anche di uno strano tipo. Entrambi con qualche difficoltà la seguono, per riuscire a trovare il misterioso ricercato. Però dato che nessuno conosce la faccia dell'uomo, lei come scritto nella lettera, selezionerà una persona a caso un all'interno di un treno fingendo che sia lui. L'uomo scelto sarà Frank Tupelo (Johnny Depp), un professore di matematica del Winsconsin, che suo malgrado si troverà ad affrontare innumerevoli peripezie, perché ammaliato dalla splendida Elise.
Il film nei primi minuti scorre piacevolmente, aumentando a poco a poco la curiosità e mettendo sul piatto una storia che potrebbe diventare interessante. Purtroppo però quando le scene si trasferiscono a Venezia, il film comincia a precipitare inesorabilmente. C'è un completo distacco narrativo con la prima parte, ci si perde in scene d'azione senza alcuna brillantezza, piene di "scene già viste" e di luoghi comuni (anche sugli italiani ovviamente). E' un minestrone di sentimentalismo romantico (di scarso impatto emotivo) e ironia (poco curata) in una spy story che non convince.
Per quel che riguarda i due attori principali, sembra non esserci intesa. E' uno dei rari casi in cui il poliedrico Johnny Depp non sia riuscito ad esprimere il massimo. Anche la Jolie non entusiasma, anche perchè entrambi i personaggi mancano di una caratterizzazione, di uno spessore. Ci sono anche delle piccole parti interpretate da attori italiani (Marcorè, De Sica, Frassica, Bova) che fanno il loro dovere ma che non arricchiscono ne impoveriscono le sorti del film. La nota positiva è che nonostante tutto, non ci si annoia completamente (anche se si immaginano le scene che seguiranno) perchè il ritmo è buono e una volta partita l'azione non ci sono punti morti. Sarebbe stato di certo più gradevole se le aspirazioni fossero state minori e ci si fosse concentrati su una storia meno complessa, su una regia più leggera. Sicuramente sarebbe stato un film meno caratterizzato, ma probabilmente più apprezzabile.

Voto: 5/10

Il brutto

Scheda tecnica
Titolo:
The Tourist
Regia:
Florian Henckel von Donnersmarck
Soggetto:
Jérome Salle
Sceneggiatura:
Florian Henckel von Donnersmarck, Julian Fellows, Cristopher McQuarrie
Anno:
2010
Genere:
Thriller, Drammatico
Interpreti Principali:
Johnny Depp, Angelina Jolie, Paul Bettany, Timothy Dalton
Durata:
103 min
Nazionalità:
USA, Francia, Italia
Colore:
Colore